CONVEGNO 8 DICEMBRE 2003
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presentazione: Gianpietro Fanchini, Presidente COVEST, Italia
◘ il COVEST è un’associazione di pubblica utilità, apartitica e senza fini di lucro. Scopo primario è affrontare e risolvere le problematiche insorte in seguito all’apertura dell’aeroporto di Malpensa 2000.
Al riguardo si pone il fine di salvaguardare la qualità della vita della popolazione insediata sul territorio circostante l’aeroporto. Questo è un territorio di grande valenza ambientale, anche e soprattutto per la presenza di aree protette quali il Parco Naturale della Valle del Ticino e il Parco delle Riserve Naturali del Lago Maggiore, la cui integrità è oggi fortemente minacciata dall’aeroporto.
A
destare maggiormente la nostra preoccupazione è la Valle del Ticino, la più
importante ed estesa fra le aree naturali residue dell’intera Pianura Padana.
Il Parco Naturale del Ticino negli anni Settanta è divenuto uno dei maggiori
Parchi fluviali europei, e resta ancora oggi una delle aree più pregiate: sia
per le varietà paesaggistiche, sia per la ricchezza degli ecosistemi presenti.
Recentemente è stato riconosciuto dall’Unesco Riserva della biosfera nel Programma MAB-Unesco.
Ma vediamo come Malpensa minacci
questo territorio.
Come
si vede dalla cartina qui riportata, la parte in verde è l’area destinata al
Parco Naturale, si vedono i laghi e l’asta fluviale, che rappresenta la zona
di massima protezione. Subito a ridosso dell’area protetta, esistono da sempre
decine di Comuni di varie dimensione abitati da un numero considerevole di
persone, circa 500.000. Questo palesa come l’aeroporto oltre a minacciare il
Parco del Ticino influenzi negativamente il territorio di un’area molto vasta.
In mezzo a quanto descritto,
sorge l’aeroporto di Malpensa 2000
Vediamo qui una rappresentazione delle tracce radar dei
decolli che quotidianamente avvengono su quest’area….. questa è una
situazione reale. Ad ogni traccia corrisponde un sorvolo che esprime al suolo il
suo carico acustico. Questo è quello che potrebbe succedere se si consentisse
la costruzione della terza pista. Come si
può accettare una simile situazione?
L’Associazione da me rappresentata non è contraria in maniera preconcetta all’aeroporto di Malpensa 2000, ma si oppone allo sviluppo incontrollato di tale struttura…sviluppo che provoca danni ambientali, in termini di inquinamento acustico e atmosferico, ingenti e irreparabili.
Tale sviluppo è stato realizzato nell’illegalità e nel completo non rispetto delle leggi vigenti.
In particolare, sono due le illegalità contro le quali ci battiamo:
- la mancata Valutazione d’Impatto Ambientale;
-
il superamento dei parametri previsti dal Piano Regolatore Generale
dell’aeroporto, che ha portato il numero di passeggeri ad aumentare
illegittimamente, passando dagli 8 milioni/anno previsti inizialmente dal PRG
agli attuali 20
milioni passeggeri/anno.
Violazioni si riscontrano anche nei progetti di nuove infrastrutture che dovrebbero completare l’attuale stato dell’aerostazione.
Questa situazione di illegalità
è sempre stata da noi monitorata e combattuta, presentando esposti al Governo
Italiano, ai Vari Ministeri e alla Commissione Europea.
Dopo anni di battaglie, di
recente abbiamo ottenuto un risultato di grande rilevanza: il 17 ottobre 2003,
la Commissione europea ha ufficialmente messo in mora il Governo Italiano,
aprendo una procedura di infrazione per mancata applicazione della direttiva
85/337/CEE sulla Valutazione di Impatto Ambientale, in relazione al previsto
ampliamento dell’aerostazione e alla costruzione del terzo satellite.
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Sono passati ormai 5 anni dall’apertura di Malpensa 2000, quindi un
primo bilancio può essere fatto. Ben poche delle sbandierate opportunità
economiche e lavorative hanno trovato compimento.
Portiamo ad esempio i migliaia di posti di lavoro promessi a Malpensa come contropartita all’inevitabile peggioramento della situazione ambientale provocato dalla struttura aeroportuale .
Oltre a essere ben lontani dai
numeri prospettati dai sostenitori dell’hub, le posizioni offerte sono in
maggioranza di scarsa qualità (tempo determinato), tanto che circa la metà dei
candidati ha poi rifiutato o rinunciato al posto di lavoro. Inoltre, in periodi
di crisi, come quello verificatosi a seguito dell’11 settembre, il personale
in esubero in un aeroporto come Malpensa difficilmente troverà altra
occupazione similare, in quanto la professionalità che si crea, di basso
livello, non è “esportabile” in realtà diverse.
A cosa si riduce per il nostro territorio il grande vantaggio economico? Pochi posti di lavoro, perlopiù di scarsa qualità e mal retribuiti, qualche struttura ricettivo-alberghiera che fa discreti affari, alcune società di parcheggiatori sorte intorno allo scalo, al prezzo della deturpazione del territorio, dell’aumento esponenziale dell’inquinamento acustico e atmosferico e di forti negatività sulla salute.
Non ci sembra per niente un
bilancio positivo.
Inoltre, l’aeroporto, da
sempre esibito come fattore di crescita e di sviluppo, ha finito con
l’aggravare situazioni già critiche, come l’immigrazione clandestina, che
ha trovato a Malpensa 2000 una facile via d’accesso, e la piaga
dell’abbandono dei minori come documentato ultimamente dalla stampa nazionale.
◘ Un altro interrogativo che ci poniamo è se sia davvero necessaria la presenza di un aeroporto hub, in una zona quale il Nord Italia, dove sono 17 gli aeroporti presenti, di cui 8, oltre Malpensa, sono aeroporti internazionali: Torino Caselle, Genova Cristoforo Colombo, Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Verona Valerio Catullo, Venezia Marco Polo, Bologna Marconi, Rimini Federico Fellini. Gli altri, brevemente sono: Aosta, Cuneo, Albenga, Brescia, Parma, Forlì, Treviso, Trieste.
Perché non studiare un razionale piano integrato, in grado di sfruttare sinergicamente le potenzialità e le capacità di tutte le infrastrutture presenti sul territorio dell’Italia settentrionale?
Questa è la strada per cogliere al meglio le opportunità e ridurre l’impatto ambientale su di un’area, quella di Malpensa, ormai al collasso.
Da sempre chiediamo: il rispetto
per un territorio di grande valenza ambientale, il rispetto per la popolazione
che qui abita e soprattutto il rispetto delle leggi e delle normative nazionali
ed europee per il ripristino degli standard qualitativi precedenti
l’insediamento di Malpensa.
In questi pochi minuti non è stato possibile fornirvi un quadro completo dei disagi da noi subiti, delle attività da noi svolte, dei risultati ottenuti e degli obiettivi che ci siamo posti. Per qualsiasi approfondimento vi invito a visitare il nostro sito www.covest.org o a contattarci via mail all’indirizzo info@covest.org.