Piano Area Malpensa Vol. 1 (Tabelle) (Mappe)
PIANO TERRITORIALE D’AREA
MALPENSA (Tabelle)
QUADRO
ANALITICO CONSULTIVOVOLUME PRIMO
Il presente volume "Scenari di sviluppo" che segue il volume "Quadro analitico conoscitivo", contiene i risultati della seconda fase
di elaborazione del PTA Malpensa. L'ulteriore fase di elaborazione riguarderà le "Scelte progettuali"
Il Piano Territoriale d'Area Malpensa è elaborato dal Centro Studi PIM su incarico della Provincia di Varese.
Gruppo di Lavoro
:Luciano Minotti (direzione), Carlo Lissoni (coordinamento), Francesca Boeri, Sergio D'Agostini,Graziella Marcotti, Misa Mazza, Pierluigi Nobile, Franco Sacchi.
Elaborazioni cartografiche e redazionali: Pinuccia Grieco, Carlo Marzio
Responsabile per il coordinamento da parte della Provincia di Varese: Gianangelo Bravo
Il COMITATO DI PIANO, istituito con deliberazione del Consiglio Provinciale di Varese, è composto da:
Massimo Ferrario Presidente del Comitato e Presidente della Provincia di Varese
Ezio De Mio Consigliere Provinciale
Modesto Verderio Consigliere Provinciale
Mario Gadda Consigliere Provinciale
Renato Montalbetti Consigliere Provinciale
Ester Scorrano Consigliere Provinciale
Pietro Reina Assessore Viabilità e Trasporti Provincia di Varese
Dario Crugnola Assessore al Territorio Provincia di Varese
Massimo Vanoni Assessore all'Edilizia Provincia di Varese
Gerolamo Bergamaschi Presidente Consorzio Urbanistico Volontario Comuni Area Malpensa
Luciano Saino Presidente Parco del Ticino
Marco Gaiazzi Delegato dal Presidente SEA
Raffaele Cattaneo Delegato dal Presidente della Regione Lombardia
Ugo Targetti Vice-Presidente della Provincia di Milano
Paolo Cattaneo Presidente della Provincia di Novara
Gianangelo Bravo Capo Settore Territorio Provincia di Varese
Silvestro Nocco Capo Settore Ambiente Provincia di Varese
Partecipano ai lavori del Comitato i seguenti funzionari dei diversi Enti:
Regione Lombardia Giuliano Banfi, Mario Rossetti, Giulia Rota
Provincia di Varese Silvio Landonio, Gian Luigi Ossola (Segretario del Comitato)
Provincia di Novara Luigi Iorio
Provincia di Milano Rosanna Ghiringhelli
Varese, 28 febbraio 1997
INDICE
0. FINALITÀ, IMPOSTAZIONE, METODOLOGIA E
CONTENUTI GENERALI.0.1.
FINALITÀ DEL PIANO0.2.
IMPOSTAZIONE METODOLOGICA0.3.
CONTENUTI GENERALI E ATTIVITÀ0.3.1
. Prima parte: Quadro analitico conoscitivo0.3.2.
Seconda parte: Scenari prospettici. Gli effettieconomici e territoriali indotti da Malpensa 2000
0.3.3.
Terza parte: Quadro progettuale1. IL PROGETTO AEROPORTUALE
1.1.
FASI REALIZZATIVE1.2.
LE COMPONENTI TECNICHE1.3.
FUNZIONI E OPERE COMPLEMENTARI1.4.
ASPETTI FINANZIARI2. MALPENSA E IL QUADRO REGIONALE DI RIFERIMENTO
2.0.
CONSIDERAZIONI GENERALI2.1.
STRUTTURA TERRITORIALE REGIONALE E GERARCHIA URBANA2.1.1.
L'area Malpensa2.1.2.
L'area del Sempione2.1.3.
L'area milanese2.1.4.
La fascia pedemontana intermedia2.1.5.
Aree e poli esterni2.1.6
. La rappresentazione della struttura territorialeregionale e della gerarchia urbana
2.2.
STRUTTURA E DINAMICHE DEMOGRAFICHE E ABITATIVE2.2.1.
I principali connotati dei comuni dell’"ambito ristretto"2.2.2.
La distribuzione territoriale della popolazione2.2.3.
I connotati del mutamento demografico2.2.4.
Le abitazioni2.2.5.
L'attività edilizia e il mercato immobiliare2.3.
STRUTTURA E DINAMICA PRODUTTIVA2.3.1.
Il modello di sviluppo locale2.3.2.
Struttura e trasformazioni del sistema produttivo2.3.3.
I caratteri peculiari del sistema industriale dell'area Malpensa2.3.4.
I punti di forza e di debolezza2.3.5.
Le prospettive di sviluppo2.4.
L'ACCESSIBILITÀ ALL'AEROPORTO E L INTEGRAZIONE CON LE GRANDI RETI DI MOBILITÀ2.4.1.
Grandi infrastrutture per l'accessibilità all'aeroporto e compatibilità territoriali ambientali2.4.2
. Gli interventi di priorità assoluta2.4.3.
Lo sviluppo strategico delle interconnessioni con la rete stradale e ferroviaria2.5.
I GRANDI PROGETTI PER LO SVILUPPO ECONOMICO-URBANO.2.5.1.
Lo stato di definizione2.5.2.
Elementi di valutazione2.5.3.
I progetti2.5.4.
Studi e progetti connessi all'aeroporto3. MALPENSA E IL QUADRO LOCALE INTERCOMUNALE.
3.0.
CONSIDERAZIONI GENERALI.3.1
. IL TERRITORIO URBANO3.1.1.
Principali caratteristiche della struttura insediativa urbana3.1.2.
Le previsioni della pianificazione urbanistica comunale3.2.
IL TERRITORIO EXTRAURBANO: AMBIENTE, PAESAGGIO E PARCHI3.3.
VULNERABILITÀ E RISCHI AMBIENTALI3.3.1.
Premessa3.3.2.
Inquadramento geomorfologico3.3.3.
Le aree di spagliamento dei torrenti Arno, Rile e Tenore3.3.4.
Collettamento, depurazione delle acque e tutela della falda acquifera3.3.5.
Inquinamento atmosferico3.3.6.
Inquinamento acustico3.4.
LA RETE DELLA MOBILITÀ3.4.1.
La maglia di livello intermedio come questione cruciale3.4.2.
Trasporto pubblico ferroviario3.4.3.
Rete stradale3.5.
SERVITU' E VINCOLI AEROPORTUALI![]()
GRUPPO DI LAVORO
ELENCO TABELLETabella 1
- Area Malpensa (ambito ristretto): andamenti della popolazione e delle abitazioni (1981-1991)Tabella 2
- La redistribuzione territoriale della popolazione (1971 -1991)Tabella 3
- Popolazione residente per classe d'età e indici di vecchiaia e di dipendenza (1991)Tabella 4
- Abitazioni non occupate e disponibili (1991)Tabella 5
- Abitazioni occupate per titolo di godimento (1991)Tabella 6
- Abitazioni occupate per epoca di costruzione del fabbricato (1991)Tabella 7
- Struttura occupazionale: distribuzione percentuale degli addetti per settore di attività economica (1991)Tabella 8
- Settori di specializzazione dell'area Malpensa: confronto con la Lombardia (1991)Tabella 9
- Unità locali per settore di attività economica (1981-1991)Tabella 10
- Addetti per settore di attività economica (1981-1991)Tabella 11
- Tassi di variazione degli addetti per settore di attività economica (1981-1991)Tabella 12
- Struttura occupazionale per classi dimensionali d'impresa: distribuzione percentuale del totale degli addetti (1991)Tabella 13
- Struttura occupazionale per classi dimensionali d'impresa: distribuzione percentuale degli addetti all'industria manifatturiera (1991)Tabella 14
- Movimenti pendolari per motivi di lavoro nei comuni dell'area Malpensa (1981-1991)Tabella 15
- Movimenti pendolari per motivi di lavoro nell'area Malpensa per destinazione e provenienza (1981-1991)Tabella 16
- Grandi progetti urbanistici relativi all'Area Malpensa e al suo immediato intorno (cfr. tav. 5a)Tabella 17
- Grandi progetti urbanistici relativi all'ambito allargato di Malpensa (cfr. tav. Sb)Tabella 18
- Situazione degli Strumenti Urbanistici dei Comuni dell'area MalpensaTabella 19
- Offerta residua risultante dai P.R.G. dei Comuni dell'area MalpensaTabella 20
- Territorio urbanizzato nell'area degli 11 ComuniTabella 21
- Struttura agraria e territori comunali nell'area di Malpensa (dati percentuali)Tabella 22
- I volumi di traffico (1989)![]()
0.1. FINALITA’ D E L P I A N O
Fermi restando i compiti e le linee guida definiti nel Protocollo d'intesa sottoscritto il 13 marzo 1987 con il quale la Regione
Lombardia delegava la provincia di Varese alla stesura del Piano d'area, nell'ambito della nuova stesura del Piano promossa dal Comitato Piano d'Area appositamente costituitosi il 29 settembre 1995, si richiamano le finalità generali del Piano come precisate nella fase di impostazione del lavoro.Compito del piano è quello di precisare gli obiettivi e le strategie e, coerentemente agli stessi, definire il quadro di riferimento territoriale per un'azione coordinata ed efficace della Regione e degli Enti Locali, al fine di:
·
garantire le condizioni affinché il nuovo aeroporto intercontinentale di Malpensa 2000 possa essere completato ed essere operativo nei tempi programmati, avendo affrontato e risolto le problematiche urbanistico-territoriali ed ambientali connesse con la realizzazione e l'esercizio delle strutture aeroportuali e delle reti di collegamento viabilistico e ferroviario;·
valutare e conseguentemente controllare gli effetti indotti dal potenziamento dell'aeroporto, nel contesto regionale e locale, con l'obiettivo, soprattutto in ambito locale, di valorizzare le opportunità ai fini dello sviluppo economico-sociale e minimizzare i rischi connessi all'impatto ambientale delle opere e degli interventi.0.2. IMPOSTAZIONE METODOLOGICA
Nel definire l'impostazione metodologica del Piano, si è tenuto conto di alcune considerazioni di fondo:
·
il completamento del nuovo aeroporto, il suo funzionamento a regime e la sua integrazione nel territorio costituiscono un processo in atto che, nonostante abbia al suo attivo studi, programmi, progetti, decisioni e concrete realizzazioni, è e rimarrà caratterizzato da un campo di variabilità e incertezze. Ciò che comporta la necessità di sottoporre a verifiche e adeguamenti i piani e programmi ad esso connessi;·
in ragione della dimensione e della complessità del progetto Malpensa 2000 , i problemi sul tappeto - e i livelli ai quali tali problemi devono essere affrontati - sono diversi; come diversi e molteplici sono gli attori in gioco e i punti di vista che tali attori esprimono: dunque composito e difforme il campo in cui problemi e attori si confrontano;·
tale quadro di relativa incertezza potrà determinare condizionamenti sul versante della domanda da parte di operatori-investitori, potenzialmente interessati agli "effetti indotti"; come pure sul versante dell'offerta, in particolare dell'offerta insediativa da parte della pianificazione urbanistica e territoriale.Da queste considerazioni derivano una serie di conseguenze:
a)La pianificazione d'area si ritiene vada concepita non già come la produzione di un unico documento o prodotto finito cui affidare
l'illusorio compito di delineare un disegno finale e di decidere a priori le cose da fare e come vincolare i vari attori a farle; ma piuttosto come processo che si precisa nel tempo.Un processo che ha come quadro di riferimento strategico il piano, ma che si sviluppa attraverso un'azione costante e progressiva di
confronto-concertazione degli attori attorno agli interventi da promuovere e realizzare, di verifica delle scelte in relazione ai risultati raggiunti o mancanti, di riorientamento dell'azione e degli stessi obiettivi a fronte di modificazioni intervenute nel quadro assunto come riferimento.Entro l'approccio di Piano proposto, la stesura e la conclusione degli elaborati non può quindi costituire l'atto definitivo del processo
di pianificazione Il piano piuttosto viene inteso come un prodotto-proposta che, innescando un processo di interazione (tra differenti livelli di pianificazione, tra diversi attori pubblici e privati, ecc.), richiede di essere gestito e governato sia in sede tecnica-operativa, sia in sede politico-amministrativa.La natura processuale del piano richiede quindi un permanente monitoraggio delle dinamiche reali e una forte capacità di autocorrezione.
b) La pianificazione d'area concentrerà la sua sfera d'azione sui problemi di integrazione territoriale che pone il potenziamento dell'aeroporto
e assumerà come riferimento sia il livello più strettamente locale (a partire dagli 11 Comuni a suo tempo individuati), sia il livello regionale (le province di Varese, Milano, Novara e il Canton Ti c i n o ) .La sede nella quale organizzare il confronto e la concertazione tra gli attori attorno alle scelte della pianificazione d'area viene individuata,
come appare naturale, nel Comitato appositamente istituito presso la Provincia di Varese, di cui fanno parte la Regione, le tre Province e i Comuni più direttamente interessati, oltre ad altri soggetti quali la SEA e il Parco del Ti c i n o .Nella logica di una pianificazione incrementale, come prima accennato, è evidente la necessità che tale Comitato non esaurisca la
sua funzione con la produzione di un documento di piano, ma assuma la veste di "conferenza di programmazione" permanente, con il compito di regia e di coordinamento strategico del processo di pianificazione, attrezzandosi a questo scopo anche dal punto di vista tecnico-operativo.In tale ottica rimane comunque importante l'azione che la Regione è chiamata a svolgere: da una parte assume il ruolo di coordinamento generale del progetto Malpensa 2000,soprattutto nei rapporti con gli enti di livello superiore che necessariamente devono
intervenire. Dall'altra chiama gli Enti locali interessati a pianificare di concerto l'integrazione territoriale dell'aeroporto, assegnando alla Provincia di Varese, che è l'Ente territorialmente più coinvolto, il compito di elaborare e proporre il Piano d'Area.Né si può dimenticare che il Piano d'Area ha valore di piano regionale e sarà chiamato, nel momento in cui sarà compartecipato e
condiviso, ad anticipare o a integrare la pianificazione territoriale provinciale.c)La pianificazione d'area nell'ambito delle scelte di riassetto territoriale, conterrà scelte e indicazioni che potranno comportare la risistemazione
degli strumenti urbanistici locali. Analogamente dovrà affrontare il problema di dare una risposta e ad una nuova domanda insediativa generata dall'effetto Malpensa, in termini di equilibrio e di compatibilità con le condizioni territoriali, urbanistiche e ambientali.Dato per scontato che le scelte localizzative devono rispondere a precisi criteri, quali il minor impatto ambientale e l'ottimizzazione
dei livelli di accessibilità che si verranno a creare con il potenziamento della rete infrastrutturale attraverso il Piano d'Area occorre agire con estrema cautela nel dimensionamento dell'offerta insediativa.Un incremento nelle previsioni dei PRG, a fronte di un quadro di incertezze sui tempi e i modi di formazione della domanda insediativa
da parte di imprese, famiglie, attività di servizio, potrebbe rivelarsi una fuga in avanti, col rischio di innescare fenomeni speculativi sul mercato fondiario ed immobiliare.Per questo motivo, anche la risistemazione degli strumenti di pianificazione urbanistica deve avvenire in modo progressivo: non previsioni generiche e atemporali, ma progetti e programmi mirati, ispirati da un costante monitoraggio sull'evoluzione dei fabbisogni e dalla capacità di orientare e, quando occorre, promuovere e incentivare le risposte.0.3. CONTENUTI GENERALI E ATTIVITA’
0.3.1. Prima parte: Quadro analitico conoscitivo
Il progetto dell’aeroporto
Mediante una sintetica documentazione tecnica e planimetrica e sulla base dei dati disponibili da fonte SEA, è stato fatto il punto del
progetto, evidenziandone lo stato di attuazione, i tempi di completamento, le questioni aperte, le relazioni con le aree circostanti.Il territorio
Sono stati esaminati, sulla base dei dati e delle fonti disponibili, degli studi già effettuati sull'area e delle informazioni acquisite presso
operatori e associazioni del settore, i seguenti aspetti:a) Struttura e dinamiche socio-demografiche.
b) Struttura e dinamiche economico-produttive.
c) Patrimonio abitativo.
d) Territorio urbano (struttura insediativa, caratteristiche tipologiche e funzionali, emergenze e polarità).
e) Territorio extraurbano (verde e parchi, paesaggio, agricoltura).
f) Situazione igienico-ambientale: inquinamento acustico, atmosferico e idrico in generale e con specifico riferimento al traffico
aeroportuale (isofone di stato attuale).g) Rete della mobilità (viabilità, rete ferroviaria e autolinee extraurbane; dotazione infrastrutturale, livello di servizio offerto).
L'analisi relativa al territorio urbano, extraurbano e alla rete della mobilità è stata effettuata a diverse
scale di lettura e rappresentazione: a scala vasta per il livello regionale (il triangolo Ml-VA-NO) e scala di dettaglio per il livello locale (i Comuni dell'intorno aeroportuale).Per quanto riguarda la situazione igienico-ambientale, sono stati messi in evidenza, sia utilizzando fonti proprie che monitorando gli
orientamenti degli attori locali (enti locali, Parco del Ticino, categorie economiche e altri soggetti interessati), i fattori e le aree di criticità, dovuti sia alla presenza dell'aeroporto, sia all'elevato grado di urbanizzazione dell'area.Piani, programmi e iniziative in atto
Sono stati esaminati e valutati i seguenti argomenti:
·
PTC Parco del Ticino, parchi sovracomunali istituiti e proposti.·
Le previsioni della pianificazione urbanistica comunale (mosaico PRG).·
Progetti e proposte relativi alla residenza, le attività economiche e i servizi.·
Progetti e proposte relativi alla rete stradale.·
Progetti e proposte relativi alla rete ferroviaria.·
Progetti e proposte relativi alla tutela igienico-ambientale, con particolare riferimento al tema dell'inquinamento acustico.Le previsioni dei Piani Regolatori comunali sono state analizzate ed evidenziate attraverso il mosaico dei PRG degli 11 Comuni dell'intorno
aeroportuale, realizzato sulla base della legenda recentemente messa a punto dalla Regione e predisposta per l'informatizzazione.I risultati di questa prima fase di attività di elaborazione del Piano Territoriale d'Area sono stati condensati nel presente volume
"Quadro analitico-conoscitivo".0.3.2 Seconda parte: Scenari prospettici. Gli effetti
economici e territoriali indotti da Malpensa 2000Effetti sullo sviluppo economico
Gli argomenti da esaminare riguardano:
a) Attività produttive attivate dentro e fuori l'aeroporto, addetti occupati, valore aggiunto.
b) Distribuzione territoriale dell'indotto, caratteristiche quantitative e qualitative della domanda insediativa.
c) Confronto tra domanda potenziale, il sistema insediativo attuale e l'offerta programmata. Problemi e criticità.
Verranno assunti e quindi vagliati i principali studi prodotti sull'area, con particolare riferimento ai risultati della recente ricerca svolta
dalle Università Bocconi e Carlo Cattaneo.Effetti sul mercato abitativo
a) La domanda abitativa indotta dalla localizzazione di nuove attività e posti lavoro, interni ed esterni all'aeroporto. Caratteristiche
quantitative e qualitative, problemi di distribuzione territoriale.b) Confronto tra domanda potenziale e offerta possibile e programmabile. Problemi e criticità.
Le considerazioni sulla domanda abitativa futura, sulla base degli scenari di sviluppo dell'area e in relazione con le potenzialità, verranno
messe in relazione alle disponibilità e potenzialità di carattere urbanistico che le condizioni territoriali e la pianificazione in atto e prevista possono consentire.Effetti sul traffico e mobilita’
a) Caratteristiche quantitative della domanda di trasporto (passeggeri, addetti alle attività interne ed esterne all'aeroporto, traffico
merci), valutazione su origini e destinazione sulla ripartizione modale e temporale della domandab) Confronto tra domanda prevista e l'offerta resa disponibile attraverso gli interventi progettati e programmati. Problemi e conseguenze.
Sulla base delle informazioni disponibili sull'area Malpensa (Fonte SEA e FNM) si procederà attraverso una valutazione critica dei
dati acquisiti, al fine di fare emergere i principali problemi nel rapporto domanda-offerta di mobilità.Effetti sul sistema ecologico-ambientale
a) Gli impatti acustici e atmosferici generati dall'incremento del traffico aeroportuale (isofone relative all'aeroporto potenziato
e conseguenze in termini di limitazione agli insediamenti e alle attività). Le iniziative e i progetti di mitigazione e di controllo monitoraggio.Problemi e criticità.
b) La valutazione d'impatto relativa ai progetti stradali e ferroviari in corso di realizzazione o allo studio. Problemi e criticità.
c) Pressione insediativa, trasformazioni urbanistico-territoriali e impatti complessivi sui sistemi naturali, I'ambiente rurale e il paesaggio.
Elementi di valutazione generale, problemi e criticità.Anche per questa seconda parte del lavoro, verrà redatto un rapporto illustrativo, con la messa in evidenza degli elementi di scenario,
dei problemi e delle criticità.0.3.3. Terza parte: quadro progettuale
Indicazione degli obbiettivi e delle strategie operative
Sulla base della valutazione degli scenari e dell'individuazione dei problemi chiave e delle criticità (ossia dell'esito della seconda fase),
in quest'ultima parte del lavoro verranno indicati gli obiettivi della pianificazione d'area, sia generali che settoriali.Verranno quindi definite le strategie d'azione da mettere in atto ai fini del conseguimento degli obiettivi e verranno indicati i progetti e programmi prioritari.
La complessità del processo decisionale e dunque il riferimento a criteri di fattibilità e praticabilità si ritengono elementi determinanti
per la formulazione e l'articolazione delle scelte di piano. Alcune scelte potranno essere considerate come dato acquisito, mentre altre dovranno essere precisate o formulate ex-novo. Per alcune di queste scelte il piano sarà in grado di decidere, a fronte di elementi sufficientemente certi, soprattutto dal punto di vista del consenso della maggioranza dei soggetti interessati, per altre individuerà le modalità e le procedure affinché si arrivi a decidere.Schema di riferimento territoriale
Il Piano si esprimerà attraverso schemi settoriali e uno schema generale che ha lo scopo di mettere in evidenza le sinergie e le complementarietà.
Gli schemi territoriali rappresentano la traduzione degli obiettivi in scelte di organizzazione e di assetto spaziale-territoriale e precisano
gli aspetti localizzativi connessi ai progetti e ai programmi di intervento.Tali schemi potranno essere definiti a "geometria variabile", in relazione alla dimensione regionale o locale delle problematiche considerate e in funzione dei contenuti a maggior o minor definizione e del grado di maturazione e verifica delle ipotesi o delle decisioni di piano.Gli schemi previsti fanno riferimento al quadro infrastrutturale, al quadro ambientale e al quadro insediativo.
Quest'ultimo, in particolare, nella parte relativa all'assetto urbanistico locale, conterrà indirizzi e criteri per l'eventuale progressiva risistemazione
degli strumenti urbanistici comunali. E conterrà inoltre le indicazioni relative alla zonizzazione del territorio, conseguente all'individuazione delle curve isofoniche, con la prescrizione dei vincoli e delle misure di protezione da adottare.Indirizzi normativi e procedurali
Più che una normativa tradizionalmente intesa, verranno definirti indirizzi e procedure finalizzate a promuovere-alimentare il processo
di verifica,decisione,attuazione delle scelte di piano.Ciò con riferimento ad una serie di questioni, tra cui:
·
la regolazione dei rapporti tra diversi strumenti e livelli di pianificazione;·
i ruolo dei diversi enti e pubblici ai fini della definizione-attuazione dei programmi e progetti di intervento;·
le modalità del confronto negoziale e della concertazione tra tali attori e gli strumenti per decidere ed operare (conferenze di servizio, accordi di programma, ecc.);·
i rapporti con gli attori sociali ed economici, agenti sia sotto forma di soggetti collettivi, espressione della domanda organizzata, sia sotto forma di operatori interessati a promuovere progetti di impresa;·
i criteri e le modalità per procedere in modo progressivo e finalizzato alla risistemazione degli strumenti urbanistici comunali;·
l'istituzione, oltre la fase iniziale di produzione-approvazione del piano, di un soggetto permanente di regia-coordinamento del processo;·
le modalità di monitoraggio dell'evoluzione del rapporto tra domande reali e dinamiche di piano e i meccanismi di verifica e riorientamento delle scelte.Naturalmente il piano non può limitarsi agli indirizzi e alle procedure, ma deve farsi carico, per alcune parti e alcune questioni che
dovranno essere attentamente valutate, di scelte aventi efficacia giuridica diretta o indiretta nei confronti sia di enti pubblici che di privati(alcune grandi scelte relative alla tutela ambientale-territoriale, la regolamentazione delle attività consentite e non consentite nelle
zone di rispetto aeroportuale, la salvaguardia di aree individuate come risorse strategiche ai fini dello sviluppo economico-urbano, ecc.).![]()
La SEA(Società per azioni Esercizi Aeroportuali) dal 1952 opera in regime di concessione dello Stato per la realizzazione e la gestione
dell'aeroporto di Malpensa, mentre dal 1960 per la realizzazione e gestione del sistema aeroportuale di Milano (Linate e Malpensa). In tale veste e in applicazione della Legge speciale n. 449 de 22/8/1985 e della relativa Convenzione con lo Stato italiano, la SEA ha predisposto il Piano Regolatore dell'aeroporto approvato con D.M. 903/87. In attuazione del P.R. è stato messo a punto il "Progetto Malpensa 2000" il cui scopo è la progettazione, costruzione e assegnazione dei lavori delle nuove strutture dell'Aeroporto di Malpensa e la conduzione delle migliorie e delle estensioni sull'esistente.11.1. FASI REALIZZATIVE
Il Progetto si articola in tre successive fasi realizzative:
·
opere di "prima urgenza" per l'apertura del "Polo Funzionale" al 31/12/1997.Questa fase prevede la realizzazione delle opere indispensabili a garantire l'operatività della nuova area terminale;·
opere di "seconda urgenza" per il completamento del "Polo Funzionale" al 31/12/1998. Mediante la realizzazione di un insieme di progetti (area merci, completamento della viabilità, ferrovia, opere complementari, ecc.)si perverrà ad un aumento del livello di servizio offerto, all'ottimizzazione delle attività aeroportuali di Malpensa 2000 nonché ad una riduzione della necessita di ricorrere all'utilizzo delle strutture di Malpensa Nord;·
"completamento del Progetto Malpensa 2000" entro l'anno 2000. La realizzazione delle opere previste per questa fase è essenzialmente mirata ad un incremento della capacità operativa del sistema (ad es. Ia terza parte dell'aerostazione passeggeri e del piazzale aeromobili) e alla creazione di servizi complementari all'attività aeroportuale (palazzina uffici, hotel, centro commerciale, ecc.).1.2. LE COMPONENTI TECNICHE
La trasformazione dell'aeroporto è rappresentata nelle figure I e 2 (fornite da SEA) in cui vengono differentemente evidenziate la situazione
qual'era prima delle opere, qual'é oggi a cantiere aperto, e quale sarà al 1998, con 1'apertura del "Polo funzionale" a regime. La prima fase del progetto, come dichiara SEA,"è volta ad aumentare la capacità aeroportuale a 12 milioni di passeggeri annui". Questo incremento deriverebbe dalla associazione all'attuale traffico di Malpensa (3,9 milioni nel 1995) di parte del traffico di Linate (10,8 milioni di passeggeri nel 1995), come previsto dal Decreto del Ministro del Trasporti del 5 Luglio 1995.Le componenti tecniche della trasformazione sono così sintetizzabili:
·
Sedime aeroportualeAmpliamento da 970 ha a 1220 ha (sostanzialmente un rettangolo di 4,5 per 2,5 Km.).
·
Piste, vie di rullaggio, piazzali- pista P1 (pista est): 3.915 m.: rinnovamento;
- raccordo centrale: rinnovamento ed estensione a 2776 m;
- pista P2 (ovest): estensione di 887 m fino a 3515 m;
- via di rullaggio PR2: nuova (2760 m);
- p.le aerostazione passeggeri: nuova area piazzale di 478.000 mq;
- sistema di rifornimento (HRS): per tutte le 33 nuove piazzole (in Malpensa 2000);
- impianto di "de-icing": per un aereo, 8.000 mq (superficie piazzola);
- sistema di navigazione/atterraggio: ILS 3B, ALSF Calvert, PAPI, DME, ecc. già esistenti per La Pista P1, in attuazione per la P2,
che prima era "a vista";- specializzazione piste: il Piano Regolatore dell'aeroporto prevede la specializzazione delle due piste: Pista 1 per gli atterraggi; Pista
2 per i decolli.·
Aerostazione passeggeri- Malpensa nord
- Superficie aerostazione mq. 32.500; e parcheggi per
3.000 p/auto. Malpensa 2000 Costruzione di un edificio lineare principale (lunghezza 400 m, 25 m di altezza, 80 m di profondità) con una superficie totale di 200.000 mq (superficie operativa 113.000 mq), dotata di due satelliti con 20 pontili di imbarco. A regime l'aerostazione sarà di 600 m con tre satelliti.L'aerostazione è un edificio a 6 piani avente le seguenti caratteristiche:
- secondo sotterraneo: sale e locali tecnici,magazzini;
- primo sotterraneo: area smistamento bagagli, magazzini, mensa, locali tecnici;
- piano terra: zona arrivi, area ritiro bagagli, aree di imbarco "remote", negozi e zone commerciali;
- primo piano: zona partenze e transiti,uffici, negozi e zone commerciali;
- secondo piano: zona partenze (136 banchi di check-in), aree operative e commerciali;
- terzo piano: uffici, ristoranti, area di culto.
L'edificio principale e i due satelliti avranno aree separate dedicate alle operazioni CEE e internazionali.
La nuova aerostazione sarà dotata di tutti gli impianti ed i servizi (condizionamento, alimentazione idrica, automazione, sistemi di
movimentazione passeggeri, sistemi di smistamento bagagli, arredi, ecc.).Parcheggio: multipiano per 5.500 posti auto. Previsti altri due parcheggi, a nord e a sud dell'aerostazione, per complessivi 2.000 posti
auto.·
Edifici ausiliari ed impiantiComprendono:
- una centrale per la produzione e distribuzione di energia per l'aerostazione passeggeri, la stazione ferroviaria, il parcheggio multipiano,
ecc. in un edificio principale (5.800 mq) con 1 sottostazione elettrica ( 130/16 Kv), 2 trasformatori (20 MVA ciascuno) e 2 turbine con sistema di recupero del calore (21 MWe e 44 MWt, con spazio disponibile per un'altra turbina);- edificio per la manutenzione generale (11.000 mq), officina (ó.700 mq) e riparo (3.500 mq) per le apparecchiature di handling;
- struttura di catering (3.400 mq) e magazzino (3.000 mq);
- alimentazione idrica e impianto di raccolta fognario (capacità 1.260 mc/ora) collegato alla rete di trattamento esistente;
- nuova recinzione perimetrale (ó.000 m; la recinzione esistente verrà parzialmente mantenuta);
- rinnovamento della strada esterna di collegamento al centro di Femo;
- rete elettrica e di telecomunicazioni, allacciamenti alla rete telefonica/elettrica/metanodotto;
- due oleodotti per l'approvvigionamento di carburante connessi con i depositi di Rho e di Trecate.
·
Studi e ricerche in campo ambientaleLa SEA, a seguito di uno studio di impatto ambientale commissionato e redatto negli anni 1986/87, ha stipulato, il 3/11/1988, un
protocollo di intesa con la Regione Lombardia in forza del quale sono state avviate diverse iniziative concretizzatesi in atti finalizzati al miglior inserimento paesaggistico-ambientale del nuovo aeroporto e alla mitigazione e/o compensazione degli impatti causati dalla realizzazione di Malpensa 2000 (vedi paragrafi 3.2. e 3.3.).1.3. FUNZIONI E OPERE COMPLEMENTARI
Si fa riferimento alle funzioni che possono essere inserite nell'ambito del sedime aeroportuale e che, non rientrando rigorosamente nelle
attrezzature tecniche indispensabili per l'operatività dell'aeroporto, vengono definite da SEA come progetti ed opere necessarie "per ottimizzare il livello di servizio e la capacità operativa dello scalo".Vengono citate come tali: area merci, hotel, centro commerciale, palazzine per uffici, edifici integrativi per la manutenzione aeroportuale,
ecc.Solo per l'area merci, con la presentazione della Cargo City, si è avuto finora una anticipazione che fornisce qualche chiarimento circa
i contorni dell'operazione.Cargo city
Si configura come una estesa piattaforma logistica multimodale (trasporto aereo, stradale e ferroviario), ricca di infrastrutture e di servizi
ad alto valore aggiunto e la cui costruzione, nel settore sud-ovest dell'aeroporto, è in fase di avvio. Per ora non vengono precisate le dimensioni: si parla solo di un milione di metri quadrati e di un investimento di 350 miliardi.E' stata istituita la prima società che agirà nell'area merci di Malpensa; la Malpensa Logistica Europa Spa controllata con quote paritetiche
da tre soci: SEA, Finport (Gruppo Fiatimpresit) e Tecnologistica. Entro la fine del 1998 dovrebbe entrare in funzione il primo polo logistico che occuperebbe il 20% dell'area complessiva e dovrebbe trattare fino a 250.000 tonnellate di merci aeree all'anno.A regime (e la previsione è per il 2005) la Cargo City dovrebbe trattare fino a un milione di tonnellate di merci/anno.
Per quanto riguarda le altre funzioni menzionate, si tratta di un discorso aperto sul quale SEA, per ora non si esprime, avvalendosi del
diritto di riservarsi ogni decisione in proposito, in quanto si tratta di scelte e opere che rientrano nel sedime aeroportuale. Ma che certamente pongono qualche problema nella pianificazione del possibile indotto, in quanto lasciano nell'incertezza la valutazione delle caratteristiche e delle dimensioni delle funzioni integrative o derivate, e che necessariamente dovranno confrontarsi con le attrezzature complementari di cui l'aeroporto intenderà dotarsi.1.4. ASPETTI FINANZIARI
Il costo complessivo del Progetto Malpensa 2000, secondo stime compiute dalla SEA, risulta pari a 1.990 miliardi di lire, ed è articolato
come segue:·
costi di costruzione delle opere (circa 1.780 miliardi);·
progettazioni direzione lavori, collaudi oneri finanziari, direzione lavori, collaudi, oneri finanziari, acquisizione dei terreni (circa 210 miliardi)Lo Stato, mediante l'Atto Aggiuntivo alla Convenzione 4014 del 16.12.1986 stipulata con la SEA ("Concessione di costruzione delle
opere ed infrastrutture dell'Aeroporto Intercontinentale di Malpensa"), prevede, attraverso i fondi messi a disposizione dalle leggi 449/85 e 67/88, un finanziamento per la costruzione delle opere di 850 miliardi.La SEAe lo Stato hanno recentemente firmato un "Accordo di Programma" mirato a conseguire un razionale e veloce impiego di tali
fondi e a garantire l'apertura della nuova area terminale entro il 31.12.1997.L'insufficienza dei fondi statali rispetto al costo complessivo del Progetto Malpensa 2000 ha comportato la ricerca sul mercato degli
ulteriori finanziamenti.Il riconoscimento da parte della Comunità Europea del Progetto Malpensa 2000 tra le opere ad alta priorità a livello comunitario, ha
consentito alla SEA di accedere a linee di credito per 400 miliardi di lire presso la Banca Europea degli Investimenti e per 60 miliardi di lire presso Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio. La partecipazione di terzi alla realizzazione di alcune opere di Malpensa 2000 (ad es. refuelling, centrale tecnologica, catering, ecc.) consentirà di coprire la totalità dei costi previsti.In sintesi, i costi di costruzione delle tre successive fasi di sviluppo in cui si articola il Progetto ammontano a:
·
opere di prima urgenza del Polo funzionale(circa 1.060 miliardi)
·
opere di seconda urgenza delPolo Funzionale(circa 330 miliardi)
·
completamento del Progetto Malpensa 2000Totale
(circa 390 miliardi circa 1.780 miliardi)Considerando il già ricordato finanziamento statale, pari a 850 miliardi di lire, si evidenzia come la quota di investimento a carico dei
privati (SEA e terzi) nel Progetto Malpensa 2000 risulti superiore al 50% del costo totale di costruzione.![]()
2. O. CONSIDERAZIONI GENERALI
Come si è detto nell'impostazione metodologica, su Malpensa esiste una lunga "storia" di studi, ricerche e documenti che costituisce una
buona base conoscitiva, tuttavia da aggiornare e in qualche caso rivedere, essendo ormai passati alcuni anni dalla loro formazione.Scelta di questo Piano è stata quella di evitare che la fase conoscitiva-documentativa assumesse dimensioni e tempi, come spesso accade,
abnormi rispetto agli obiettivi di predisposizione del Piano. Dunque selezione del campo di indagine e sinteticità nella rappresentazione, con l'obiettivo di:·
limitarsi alla documentazione strettamente necessaria per le scelte di piano;·
cogliere ed evidenziare la sostanza e la dimensione dei fenomeni;·
valutarne la dinamica e gli aspetti problematici.L'ambito territoriale
La delega della Regione alla Provincia di Varese per la "redazione del Piano esecutivo di Malpensa" fa esplicito riferimento all'ambito
oggetto del Piano. Esso è costituito dal territorio dei Comuni interessati (sette) dal sedime aeroportuale, da quello degli altri facenti parte del Consorzio Urbanistico Volontario (CUV) (Golasecca e Arsago), dai Comuni di Busto e Gallarate. Tuttavia limitare lo studio e la valutazione dei fenomeni, dei problemi e delle prospettive, connessi all'evento Malpensa, ad un ambito così ristretto viene considerato limitativo nella predisposizione del Piano. La natura stessa di un aeroporto intercontinentale con funzioni di "hub" dilata l'ampiezza delle proprie relazioni al di là di qualsiasi limite territoriale.Si è pertanto scelto di articolare lo studio secondo due ambiti di valutazione: uno allargato, che facesse riferimento ad un quadro di livello
interregionale, per la valutazione degli aspetti generali e delle relazioni di ampio raggio; I'altro ristretto, relativo al territorio definito dagli undici Comuni, per una documentazione più puntuale dei problemi locali e in connessione a quelli posti dall'aeroporto (tav. 1).L'articolazione proposta è tuttavia schematica e non viene assunta in termini rigidi proprio per evitare di costituire un limite nell'osservazione
dei fenomeni. Di fatto ci si attiene a un criterio di "geografia variabile': ossia si pone l'attenzione sui problemi e si sposta l'osservazione, e dunque il campo di valutazione, a dove essi si manifestano.Il grado di interrelazione con le problematiche derivanti da Malpensa rappresenta l'elemento discriminante per considerarne la pertinenza.L'ambito allargato
L'individuazione dell'area di studio ha presentato qualche difficoltà nella definizione di confini in un territorio cosi diffusamente urbanizzato
nel quale non sono più facilmente riconoscibili rigorose differenziazioni.Scartata per motivi pratici una definizione molto estesa dell'area di influenza di Malpensa, che per certi versi potrebbe essere considerata
l'intera Italia Settentrionale e includere anche parte della Svizzera), si è optato per un'area che può essere considerata come quella più direttamente coinvolta dal potenziamento non solo dell'aeroporto ma anche del sistema infrastrutturale principale ad esso connesso.Si può dire anzi che un aiuto sostanziale nella definizione dell'area vasta viene proprio dalla rete della mobilità e dal sistema di
relazioni strutturato su tale rete, con nferimento sia alla situazione attuale che allo scenario progettuale. L'area delineata è definita a sud da una linea di collegamento fra Novara e Milano; ad est dal sistema urbanizzato disposto lungo la congiungente Milano-Varese/Como; ad ovest da Lago Maggiore nella parte superiore e dall'area novarese nella parte inferiore.Per comodità di confronto storico e reperibilità di informazioni, si è in genere fatto riferimento a delimitazioni territoriali (subaree) in
qualche modo legate a studi esistenti o a funzioni amministrative. Per l'area lombarda si sono utilizzati i perimetri delle vecchie USSL (ex L.R.35/'80), aggregando in unica subarea quelle di Parabiago e Legnano; per il versante piemontese si è utilizzata l'area N.O.T (Novara - Ovest Ticino), già considerata unitariamente in diversi studi pianificatori della Regione Piemonte.I settori di studio
La individuazione dell'ambito allargato trova una sua ulteriore conferma nella rappresentazione della struttura territoriale in cui, oltre
agli aspetti strutturali del territorio, vengono messi in evidenza i poli che contribuiscono alla identificazione dei sistemi urbani più direttamente in relazione con l'area Malpensa (tav. 2).Il riferimento all'ambito allargato è stato ritenuto d'obbligo per i classici settori statistici quale quello demografico e socio-economico,
con i relativi risvolti sugli aspetti della situazione abitativa e sul settore produttivo. Altrettanto inevitabile il ricorso ad una area vasta per la valutazione delle grandi reti di mobilità, in relazione alla accessibilità dell'aeroporto (tav. 3 e 4).Infine si è utilizzato l'ambito allargato per la rappresentazione schematica dei vari progetti e iniziative di sviluppo (tav 5 e parag. 2.5.).
In genere la loro identificazione deriva dalle segnalazioni di carattere urbanistico, prevalentemente connesse alla pianificazione locale
(dal Piano Regolatore ai vari progetti attuativi); ma non esclude iniziative di fonte diversa quali quelle di Camere di Commercio, società ed Enti di carattere pubblico, specifici Accordi di Programma. In tal caso l'area di interesse può anche travalicare lo stesso ambito allargato. Anche per tale motivo, oltre alla rappresentazione puntuale (quando possibile) per i casi ricadenti nell'ambito ristretto (tav.5a), si è preferito rappresentare in un ambito territoriale vasto la segnalazione dei progetti, per la lettura dei quali giova comunque aver presente le elaborazioni effettuate relativamente al territorio urbano e alla pianificazione urbanistica locale (parag. 3.1 e tav. 6 e 7).2. MALPENSA E IL QUADRO REGIONALE DI RIFERIMENTO
2.1. STRUTTURA TERRITORIALE
REGIONALE GERARCHICA URBANAPer valutare la collocazione di Malpensa rispetto al territorio, si ritiene occorra guardare alle relazioni, esistenti e possibili. dell'aeroporto
con le varie aree geografiche e i relativi sistemi urbani.Come si è detto al precedente parag 2.0. si sono distinti un ambito territoriale ristretto, coincidente con il territorio degli 11 Comuni,
ed uno allargato ad un'area vasta entro la quale inquadrare gli aspetti "macro" delle relazioni territoriali e infrastrutturali collegabili con un grande impianto come Malpensa.All'interno degli ambiti territoriali individuati, si distinguono alcuni sistemi urbani e territoriali particolarmente connotati, che rappresentano
gli elementi di riferimento nell'ottica regionale secondo la quale si è esaminata Malpensa.2.1.1. L'area Malpensa
Non è facile identificare in termini urbanistici e territoriali una vera e propria area Malpensa.
Un riferimento può essere costituito dal cosidetto "ambits di oggetto di Piano esecutivo" come definito rtella delega regionale. Che
però rappresenta una convenzione, in quanto accorpa i comuni circostanti l'aeroporto a quelli dell'intero CUV, con l'aggiunta delle due maggiori città di Busto e Gallarate. Del resto la localizzazione originaria dell'aeroporto è abbastanza casuale e deriva dalle opportunità offerte a suo tempo da quel territorio alla collocazione di una pista di prova per i velivoli prodotti dalle Officine aeronautiche Caproni. L'intorno era costituito, come ora, da piccoli Comuni compresi tra il già consolidato asse del Sempione e la valle del Ticino, a prevalente economia rurale.La crescita delle comunità locali non ha particolarmente connotato l'area; mentre lo sviluppo della navigazione aerea e dello scalo di
Malpensa ha portato a una totale predominanza fisica e territoriale dell'aeroporto, non solo per le sue dimensioni territoriali, ma anche per i vincoli che esso comporta.2.1.2. L'area del Sempione
Si può dire rappresenti l'area di appartenenza di Malpensa, il suo sistema urbano di riferimento.
La storica direttrice del Sempione non ha fatto che consolidarsi nel terrlpo, con l'affiancamento della ferrovia e poi dell'autostrada. Ne
è derivata una vistosa conurbazione, un sistema urbano continuo in cui si saldano i tre poli storici di Gallarate, Busto Arsizio e Legnano con una dimensione demografica di quasi 190.000 abitanti e 83.000 addetti (comprendendo Castellanza, inscindibile urbanisticamente da tale sistema). E' tuttavia non un'unica città ma, benché quasi indistinguibili, tre città autonome, ognuna dotata di una propria qualificata struttura di servizi.Basti pensare alle sedi ospedaliere e a quelle per l'istruzione scolastica superiore, presenti in ognuna delle città, con connotazioni di
eccellenza anche a livello nazionale. O alle sedi giudiziarie; a quelle degli istituti di credito, qui nati e cresciuti, ancorchè oggi accorpati o assorbiti in gruppi bancari consociati. O, ancora, alla importanza delle sedi ferroviarie, tra cui si distingue, per il suo ruolo di crocevia, Gallarate. Si può perfino identiOcare, per ognuna della città, la formazione di un proprio piccolo hinterland: Gallarate con Cassano Magnago, Cardano e Cavaria; Busto con buona parte della Valle Olona; Legnano con Castellanza e il resto della valle Olona, Cerro Maggiore, Canegrate.A rafforzare la connotazione di asse multipolare contribuisce la presenza di città come Castellanza e Somma Lombardo, che, benché
di minore peso demografico, rappresentano, per la presenza di scuole superiori. ospedali, Centro espositivo e nuova Università (in Castellanza), poli urbani e di servizio significativi.La pressoché totale dipendenza del sistema urbano citato dalla direttrice del Sempione ha portato a quella situazione di congestione e
di soffocamento che contraddistingue i rapporti di mobilità di tutta l'area, oltre che le possibilità di insediamento. Una condizione tuttavia che non impedisce al sistema urbano del Sempione di esercitare tuttora, in ragione della sua robusta taglia produttiva, una buona capacità di attrazione di flussi pendolari per motivi di lavoro; pendolarismo che, a causa del carattere integrato del sistema produttivo e territoriale, ha origine e destinazione entro la conurbazione Bustese-Gallaratese.Il Sempione significa poi asse di confluenza di altri bacini: della valle Olona (in Busto e Castellanza); del Varesotto, compresa Varese
stessa (attraverso la valle dell'Arno e l'autostrada A8); del Lago Maggiore (sia lombardo che piemontese) e dell'Ossola. E significa Milano come principale punto di riferimento. Sempione infine, come asse di transito verso la Svizzera e l'Europa attraverso il sistema ferroviario e autostradale.Una direttrice importante dunque anche a livello regionale, anche se inadeguata a reggere l'attuale sviluppo manifestatosi nel campo
della mobilità e in quello insediativo.2.1.3. L’area milanese
Rappresenta, per l'area Malpensa e il Sempione, il terminale e si può dire il passaggio obbligato per la gran parte dei rapporti dell'area
Malpensa con l'esterno. E questo, in particolare, per ciò che significa il capoluogo come sede amministrativa ed economica di servizi di eccellenza, oltre che, ovviamente, come pura dimensione di polo urbano.Milano, insieme al territorio nord-occidentale dell'area metropolitana, compreso nell'ambito allargato conta infatti circa 2 milioni di
abitanti (di cui 1,4 milioni residenti nel capoluogo) e circa l milione di addetti (di cui 760 mila circa impiegati nel capoluogo). Anche se il potenziamento di Malpensa pud in qualche modo innescare un controbilanciamento nei rapporti con Milano, potendosi configurare Malpensa stessa come una nuova testa di ponte dei vari sistemi urbani regionali, milanese in particolare, verso l'esterno.La direttrice del Sempione (con autostrade e ferrovie) costituisce il cordone ombelicale dei rapporti dell'area Malpensa con quella milanese.Tuttavia il suo stato di congestione sta facendo emergere l'interesse verso aree, caratterizzate da una maglia insediativa più lasca, come
il Magentino, soprattutto nelle sue propaggini più occidentali e ancor più il Castanese, finora solo marginalmente interessate dalle ondate del processo di sviluppo metropolitano. Per quanto relativamente "disassate" rispetto alle grandi direttrici di sviluppo metropolitano, questi sistemi territoriali sono caratterizzati da un buon ritmo di crescita economica e demograf ca e da una relativa autonomia della loro traiettoria di sviluppo.2.1.4. La fascia pedemontana intermedia
Con tale denominazione si fa riferimento al territorio posto tra l'area metropolitana milanese e l'area prealpina, intesa come area dei
laghi, connotata dalla presenza dei capoluoghi provinciali di Varese, Como, Lecco. Dunque la Brianza, con le sue relazioni verso Bergamo-Brescia, ma anche, traversando l'asse Sempione. il Novarese.Tale area territoriale, pur avendo antichi e solidi legami di interrelazione interna e, in particolare, con l'area Sempione-Malpensa, rappresenta,
rispetto agli storici assi di graitazione verso Milano, la più interessante novità nei rapporti regionali e interregionali. Anzitutto essa può contare su un'elevata dimensione economica e demografica, anche se il suo ritmo di crescita appare contenuto. Si tratta cioè di un'area di "consolidamento" che, pur se caratterizzata da modesti tassi di variazione demografico-occupazionalie produce una mole di relazioni, economiche e sociali, tali da configurarla come un'area forte nel contesto territoriale regionale, (pur con differenti valori tra le zone occidentali del magentino e del Novarese, più deboli, e quelle, più robuste, della Brianza).Il "polso" del ruolo e dell'importanza della fascia pedemontana intermedia è dato dalla quantità di traffico che caratterizza le vie di
comunicazione che la traversano trasversalmente (direzione est-ovest). Proprio queste, potendo contare solo su una trafficatissima Statale Bustese (vincolata, nel suo proseguimento verso Ovest, dai limiti di percorribilità posti dal ponte di Turbigo) e sulle Provinciali 12 e poi 34 in provincia di Como (Gallarate - Cairate - Turate -Novedrate - Briosco), rappresentano però un elemento di sofferenza.Troppo spostate a sud e a nord, oltre che analogamente congestionate, la direttrice autostradale della A8 e quella della Statale Briantea
(la Varese-Como-Lecco).Neppure si può contare, tra l'altro, sul supporto di una trasversale ferroviaria, esistentc. solo tra Novara e Saronno, mentre incompleto
e inadeguato resta il suo possibile prolungamento verso est (Seregno e oltre).Sotto questo aspetto la prevista ferrovia MalpensaSaronno-Milano, fornirà un contributo anche al miglioramento delle relazioni interne all'area pedemontana.I punti di forza della fascia pedemontana intermedia sono dati da una sequenza di poli urbani di media o medio-piccola dimensione
che hanno le maggiori emergenze in Monza, Seregno, Saronno, Novara, oltre a quelli dell'asse Sempione, BustoGallarate-Legnano.Tra questi particolare interesse per l'area Malpensa riveste Saronno, non solo per la sua vicinanza alla Malpensa e per il suo diretto collegamento
ferroviario, ma anche come primo anello della catena verso il vasto sistema Brianteo e come strategico punto di connessione e smistamento delle direttrici sia autostradali che ferroviarie di Varese e Como.2.1.5. Aree e poli esterni
Non direttamente connesse con Malpensa, ma certamente interessate alla serie di rapporti che con essa si sono instaurati e che andranno
consolidandosi, sono alcune aree e poli urbani che convenzionalmente si possono definire come esterni. Queste ultime possono così essere identificate:·
Varese e l'area varesina, che si distingue per la presenza di servizi di livello superiore (amministrativi, finanziari, scolastici, culturali), per la presenza di sedi produttive (in particolare nel settore aeronautico), di valori ambientali e monumentali e dunque per le potenzialità nel settore turistico-ricettivo;·
Il Canton Ticino: i legami, economici, di lavoro e culturali, con le aree frontaliere e con le provincie di Varese e Como fanno parte ormai della sua storia. Il suo patrimonio di servizi, finanziari per primo, rappresentano inoltre un indubitale elemento di interesse e qualificazione di tutta la fascia prealpina.·
Como: meno prossimo di Varese ma in grado di offrire analoghe se non superiori prestazioni, in particolare nel settore turistico-congressuale, di consolidata tradizione e fama.·
Novara: la sua dimensione (100.000 abitanti), la sua posizione di strategico crocevia infrastrutturale, la sua dotazione di servizi, sedi produttive e per la ricerca, gli conferiscono un ruolo di preminenza nell'area orientale piemontese e dunque nei rapporti che in ragione delle strette interrelazioni viarie e ferroviarie esprime con il vicino aeroporto.·
Il Lago Maggiore: rappresenta una risorsa straordinaria nel campo dei valori ambientali e dei servizi che, nel settore turistico-ricettivo e del tempo libero, è in grado di offrire, anche in ragione di una rapida e immediata accessibilità dall'area Malpensa.2.1.6. La rappresentazione della struttura territoriale regionale e della gerarchia urbana
Al fine di fornire un corretta visione della collocazione di Malpensa, in rapporto al territorio nei confronti del quale sviluppa le sue
relazioni, è stata elaborata una specifica cartografia (tav. 1 e 2) che potesse rappresentare gli elementi guida della struttura territoriale corrispondente a quella che è stata definita ambito allargato.In essa si distinguono:
·
i caratteri fisici e ambientali: sono costituiti non solo dal Ticino, ma dal sistema collinare e dei laghi della fascia prealpina e da quello dei grandi parchi e delle aree protette che caratterizzano questa parte di pianura. Sistemi nei confronti dei quali Malpensa si trova ad essere il punto di transizione e di passaggio e che in sostanza contribuiscono a classificare quest'area come una zona in cui i valori ambientali sono ancora evidenti o persino dominanti (si ponga mente ai requisiti di spiccata panoramicità, in particolare sulla catena alpina, che caratterizzano la zona aeroportuale).·
Il sistema insediativo: è rappresentato nella sua reale occupazione di suolo e dunque in grado di fornire l'individuazione e l'entità dei sistemi urbani sopra richiamati. Innovazione che si ritiene degna di nota è costituita dalla ricostruzione-rappresentazione dell'area novarese (corrispondente all'area di approfondimento Ovest Ticino", oggetto di specifica pianficazione territoriale). Tale integrazione consente una visione completa del rapporto territoriale, in termini di accessibilità, di occupazione di suolo e di infrastrutturazione, tra l'area lombarda e quella piemontese.·
il sistema infrastrutturale: si tratta della rete viaria e ferroviaria, rappresentata evidenziandone graficamente la gerarchia, estesa all'area piemontese.La tavola 2, in particolare, fornisce una rappresentazione sintetica, anche se certamente parziale, del sistema gerarchico dell'area. In
essa sono riportati i pesi demografici e della struttura produttiva dei principali Comuni, individuati al di sopra della soglia dei 30.000 abitanti o dei 10.000 addetti al Censimento 1991. Ad essi sono stati aggiunti alcuni Comuni che, pur non avendo i requisiti dimensionali citati, svolgono comunque un ruolo attrattivo dovuto alla particolare dotazione di servizi e al complesso di attività svolte (Garbagnate, Tradate, Somma, Castellanza, Lombardo, Castano Primo).2.2. STRUTTURA E DINAMICHE DEMOGRAFICHE E ABITATIVE
Nell'ambito allargato preso in considerazione per l'analisi demografica abitano al Censimento 1991 poco più di 1.500.000 residenti.
Esso comprende l’intero settore nord ovest dell'area metropolitana milanese, ma non il capoluogo, le cui dinamiche, dato il peso inconfrontabile
in termini di abitanti (1.370.000 al 1991) rispetto agli altri Comuni, saranno trattate soltanto a titolo di riferimento.Nell'Area Malpensa ristretta, la popolazione residente alla stessa data è di poco inferiore a 200.000 abitanti.
2.2.1 I principali connotati dei Comuni dell’ "ambito ristretto"
Nell'analisi dei comportamenti demografici e abitativi degli undici Comuni dell"'area ristretta" di Malpensa si evidenziano tre gruppi,
da ovest a est, aventi ciascuno consistenza demografica via via decrescente.I1 primo è costituito dai grandi nuclei dell'asse sempionese, il secondo da una corona di Comuni medi e piccoli disposti in senso nord-sud,
il terzo dai Comuni più a ridosso del Ticino. Fra essi, il solo gruppo centrale manifesta andamenti demografici connotati da crescita di popolazione.Il peso demografico dei due Comuni dell'Asse Sempione (Busto e Gallarate) costituisce il 63% dell'intera area, ma la loro popolazione
appare in decremento negli anni Ottanta e nei primi anni del decennio in corso. Con riferimento all'ultimo decennio intercensuario, possiamo però rilevare che, se la popolazione decresce in modo consistente (-4,8 per Gallarate e -3,3 per Busto), si ha per entrambi un aumento consistente delle abitazioni e, in misura inferiore, anche delle famiglie (tab.I).Ci si trova dunque di fronte a fenomeni tipici delle aree urbane "mature" in eui la responsabilità del calo di popolazione è legata ai nuovi modelli familiari, alla minore natalità e all'invecchiamento della popolazione, oltre che ad un saldo migratorio tendenzialmente negativo m conseguenza della minore disponibilità e dei maggiori costi delle abitazioni rispetto ai Comuni circostanti.
La fascia intermedia comprende sei Comuni, di diverso peso demografico (dai quasi 4.000 abitanti di Arsago Seprio ai quasi 15.000 di Samarate), che presentano tutti andamenti di crescita, sia pure con diversa intensità. Ferno, con poco più di 5.000 abitanti, è il più dinamico avendo fatto registrare un aumento di popolazione vicino al 20% nel decennio mentre all'estremo opposto si collocano Cardano al Campo e Lonate Pozzolo che, se pur stabili come popolazione, presentano tuttavia un discreto aumento per famiglie e abitazioni.
La crescita di tali Comuni può essere messa in relazione anche con fenomeni di traboccamento dai centri principali dell'Asse Sempione, che presentano carenze di aree edificabili e più elevati valori immobiliari.
In essi è particolarmente diffusa la proprietà dell'alloggio, che è vicina al 70% e supera tale soglia a Ferno e Samarate.
Trascurabile l'edilizia pubblica, la cui incidenza raggiunge il 3% solo a Samarate.
I Comuni a ridosso del Ticino sono tre, di cui solo Somma Lombardo di media taglia (16.500 abitanti), e presentano caratteristiche di buona qualità ambientale influenzate dal loro profondo inserimento nel Pareo del Ticino.
Sono connotati da sensibile perdita di popolazione e da ridotta attività di costruzione di nuove abitazioni. I due Comuni più piccoli, Golasecca e Vizzola, presentano inoltre una incidenza di stock "non occupato" nettamente superiore alla media, attribuibile a fenomeni di emarginazione e in parte anche a presenza di abitazioni secondarie.
Dall'indagine Techint del 1989 risultava che il 60% dei quasi 2000 addetti all'Aeroporto di Malpensa risiedeva in Comuni dell'Area Malpensa e possiamo ragionevolmente ritenere che le percentuali non siano oggi sostanzialmente variate. I1 dato dimostra come che la vicinanza al luogo di lavoro abbia costituito e costituisca per gli addetti all'aeroporto un fattore decisivo di localizzazione residenziale.
In particolare due Comuni, Gallarate e Golasecca, con il 25% ciascuno, appaiono privilegiati come soluzione abitativa degli addetti all'aeroporto, certamente anche in ragione della qualità ambientale e di servizi che i due Comuni sono in grado di offrire.
2.2.2. La distribuzione territoriale della popolazione
Passando a considerare l'area vasta, con esclusione di Milano, si constata che i maggiori pesi residenziali sono concentrati nella corona
metropolitana (Rho: 52.000 abitanti; Bollate, Garbagnate e Limbiate: 100.000 in complesso) e nei poli regionali: Varese (86.000), Gallarate (45.000), la conurbazione di Busto Castellanza Legnano (143.000), Saronno(39.000), Novara( 101.000).Nei vent'anni dal 1971 al 1991 la popolazione dell'area è complessivamente cresciuta del 12,1%. Se vi si include Milano si ha invece
un calo del 6,3 %, quasi tutto attribuibile al secondo decennio,durante il quale la perdita di popolazione del capoluogo ha assunto dimensioni di particolare rilievo.Al calo di Milano ha però fatto riscontro una crescita altrettanto rilevante della prima corona metropolitana e anche di alcuni centri
meno vicini ma ben collegati dove si è trasferita la maggior parte della popolazione uscita da Milano.Visto alla scala ampia, il mutamento non riguarda pertanto le quantità assolute ma piuttosto una diversa distribuzione territoriale degli
abitanti. Essa è stata determinata da diversi fattori, legati a nuove esigenze e propensioni delle famiglie, ma è stata soprattutto guidata dalla localizzazione e dalla disponibilità dell'offerta abitativa. I1 fenomeno prevalente è stato la carenza qualiquantitativa di offerta nei centri urbani maggiori che ha costretto la nuova domanda a rivolgersi ai Comuni di cintura. Se questa tendenza ha assunto per Milano proporzioni macroscopiche, essa si è tuttavia manifestata, con diversa visibilità e soprattutto nel secondo decennio (anni '80) in diverse polarità dell'area (Varese, Gallarate, Busto-Legnano-Castellanza) dove si è assistito a stabilità o perdita di popolazione nel nucleo centrale e crescita, a volte sostenuta, nei Comuni confinanti. Per altri subpoli, più interni all'area di influenza milanese, come Rho, Bollate e Saronno, si registra una bivalenza di ruolo, con assorbimento di popolazione in uscita da Milano e perdita di abitanti verso le rispettive "cinture".La trasformazione a grande scala è sintetizzabile nelle seguenti cifre. Mentre Milano perde il 22% della popolazione (oltre 360.000
abitanti), l'area di Rho cresce del 32,3%, quelle di Magenta, Saronno e Tradate fra il 17 e il 18%, quasi tutte le altre poco più o poco meno del 10%. Una crescita decisamente bassa (3-4% nei venti anni e valori di poco negativi nel secondo decennio) registrano invece le aree di Busto e di Novara.Per la prima ciò dipende dal peso dei processi da area urbana matura di Busto Arsizio che è risultato prevalente rispetto allo sviluppo
dei Comuni adiacenti, mentre per la seconda, oltre che dal peso relativo della città di Novara, con popolazione stabile intorno a 100.000 abitanti, il fenomeno è stato determinato anche dal ridotto dinamismo dei Comuni di cintura (tab. 2).2.2.3. I connotati del mutamento demografico
Oltre alla tendenza centrifuga di cui si è detto, altri due fenomeni connotano la trasformazione demografica del paese e segnatamente
le sue aree sviluppate: l'invecchiamento della popolazione e la riduzione del numero dei componenti della famiglia.L'Italia è il primo paese in cui l'indice di vecchiaia della popolazione ha superato quota 100 (cioè dove il numero degli ultrasessantaquattrenni
ha superato quello dei minori di 14 anni). Ed è proprio in quelle stesse aree urbane dove si è rilevata la tendenza al calo degli abitanti che anche questo fenomeno si presenta ad uno stadio più avanzato.A Milano, la popolazione anziana è ormai vicina al doppio di quella dei giovanissimi, con un indice di vecchiaia al 1991 di 1762.Ma anche le medie provinciali hanno ormai superato quota 100 al 1991 con la sola esclusione della Provincia di Como che vi è però
assai vicina. L'indice provinciale più elevato si ha in Provincia di Novara (130).Gli indici più bassi rivelano una logica corrispondenza con le aree a maggior crescita di popolazione. Le subaree di prima cintura milanese (Rho e Garbagnate-Bollate), luoghi di approdo delle giovani famiglie uscite dal capoluogo, hanno infatti valori inferiori a 70 (tab. 3).Al processo di invecchiamento della popolazione è legato, in modo biunivoco, anche l'altro fenomeno emergente degli anni settanta e
ottanta e cioè la riduzione della dimensione delle famiglie. Le minori nascite ma anche la maggiore longevità della popolazione sono, insieme ad altri mutamenti socioeconomici e culturali, all'origine di una trasformazione che ha profondi riflessi sulla domanda abitativa e che vede il numero medio di componenti per famiglia passare in vent'anni da 2,8 a 2,3 nel Comune di Milano, da 3,3 a 2,9 nell'area di Rho, da 3,1 a 2,7 nella Provincia di Varese.2.2.4. Le abitazioni
I processi di invecchiamento e di "ristrutturazione" delle famiglie sopra descritti aiutano a capire come una produzione di nuove
abitazioni abbastanza consistente - pur se complessivamente in lieve diminuzione - abbia potuto accompagnarsi, negli ultimi due decenni, a un andamento riflessivo, in termini aggregati, della popolazione.Con riferimento all'ultimo decennio, possiamo constatare che nella Provincia di Milano, mentre gli abitanti sono diminuiti del 2,5%,le famiglie sono aumentate del 4,5, le abitazioni occupate del 5,9, le abitazioni totali del 7,3. Dunque, le nuove abitazioni costruite in
parte hanno risposto alla domanda di miglioramento abitativo delle famiglie, in parte hanno coperto lc esigenze di crescita numerica dei nuclei, in parte ancora sono andate ad alimentare l'area di stock "non occupato"(3).Analoghi sono gli andamenti in Provincia di Varese, con le uniche differenze di una maggiore tenuta della popolazione, che cresce dell'l%
(a fronte però di un +7,4% delle famiglie e +9,6% delle abitazioni), e di un diverso comportamento del "non occupato" che, essendo molto elevato nel 1981 (+12%), decresce leggermente nel decennio. Significativamente, i valori dell'Area Malpensa ristretta, che comprende il sistema urbano di Busto e Gallarate, sono invece del tutto simili a quelli della Provincia di Milano.Più che il dato complessivo sulle abitazioni "non occupate", risulta interessante l'informazione relativa alle abitazioni "disponibili" per
la vendita e/o per l'affitto, che non comprende le abitazioni che vengono utilizzate transitoriamente da non residenti.E' infatti solo su tale sezione di stock che è possibile fare affidamento per il soddisfacimento della domanda futura.
Si tratta comunque di quote piuttosto limitate, che variano dall'l,3 al 4% dello stock disponibile a seconda delle subaree. Nell'ambito
allargato, esclusa Milano, le abitazioni disponibili ammontano a circa 13.000.Negli 11 Comuni dell'Area Malpensa risultano disponibili circa 1.700 alloggi (tab. 4).Complessivamente, circa il 70% delle abitazioni occupate dell'ambito allargato, incluso il capoluogo regionale, è abitato in proprietà,
con valori però sensibilmente inferiori alla media nelle subaree comprendenti i centri urbani principali e di qualche punto più elevati nelle aree di minore densità (segnatamente nelle aree di Castano Primo e Magenta) (tab. 5).Negli ultimi vent'anni la trasformazione del titolo di godimento da affitto e proprietà è stata dovunque molto rilevante (a Milano l'affitto
passa dal 70 al 40%, nell'intera Provincia dal 63 al 33), nelle aree urbane sostenuta soprattutto dalla vendita frazionata del vecchio stock, in quelle di più recente espansione determinata da una produzione quasi totalmente finalizzata alla vendita. Infatti, non si realizzano praticamente più nuove abitazioni da affittare, se non nel settore pubblico (Comuni e IACP) e, in minor misura, ad opera di investitori "istituzionali" (Istituti Previdenziali e Assicurativi, Fondi Pensione e simili). Entrambe tali forme di intervento, che offrono abitazioni in affitto a canone sociale o controllato, hanno però un peso significativo solo nelle città.A Milano la loro incidenza complessiva è ancora intorno al 15%, a Varese e Novara di poco inferiore al 10%, mentre nell'Area
Malpensa si avvicina al 5%, con una presenza quasi esclusivamente concentrata a Busto e a Gallarate.Di rilievo il peso dell'edilizia agevolata e/o convenzionata realizzata da cooperative e imprese nella produzione di abitazioni degli ultimi
vent'anni. Tale forma di intervento, quasi esclusivamente indirizzata alla proprietà, è presente soprattutto nelle aree più densamente urbanizzate delle Provincie di Milano e di Varese, dove raggiunge incidenze del 30-35% rispetto alla produzione totale.Quanto alle tipologie dei fabbricati residenziali, nell'area in esame si registrano marcate differenze, con una netta prevalenza di edifici
multipiano nelle aree urbane (la prima cintura del capoluogo, l'asse Sempione, Varese, Novara). E' invece rilevante la presenza di edifici di una o due abitazioni (case isolate e - con minor frequenza - aggregazioni a schiera) nelle aree meno dense e con patrimonio edilizio mediamente più recente, come quelle di Magenta, Parabiago/Legnano e Castano Primo, dove raggiungono incidenze anche superiori al 50% in termini di fabbricati e del 25/30% in termini di abitazioni. Quote importanti di edilizia rada sono presenti anche nella subarea di Gallarate.Più o meno analoga è la distribuzione delle abitazioni per dimensione media dell'alloggio, con significativa corrispondenza fra zone a
edilizia rada e abitazioni di grandi dimensioni. La taglia media delle abitazioni occupate nell'area è comunque superiore a 4 stanze in tutta 1'area considerata, salvo che a Milano (3,5) e nelle subaree di Rho e Garbagnate, con valori di poco inferiori a 4 (tab. 6).2.2.5. L'attività edilizia e il mercato immobiliare
Nell'insieme dell'area allargata, capoluogo escluso, la produzione di nuove abitazioni nelI'ultimo decennio intercensuario ha comportato
un incremento medio dello stock del 12%. Le aree di attività edilizia più intensa risultano quelle della cintura milanese e soprattutto l'area di Rho che fa segnare un incremento vicino al 20%. Gli incrementi più bassi, inferiori ma non di molto - al 10%, si registrano invece nelle aree di Sesto Calende, di Varese e di Novara - Ovest Ticino. Incrementi vicini alla media fanno registrare le altre subaree.Fa storia a se il Comune di Milano che, con 21.600 nuove abitazioni costruite (pari al 3,7% dello stock '91), fa registrare nel decennio addirittura un decremento del numero di abitazioni a causa dei rilevanti fenomeni di erosione e di trasformazione intervenuti nello
stock costruito.I dati disponibili, non completi, sull'edilizia abitativa realizzata nei primi anni Novanta, mostrano una complessiva tenuta del settore,
pur se con alcune differenziazioni territoriali. Gli andamenti della Provincia di Milano sembrano stabilizzarsi intorno alle 12-13.000 abitazioni/anno a fronte delle 14.000/anno r-ealizzate in media negli anni Ottanta, mentre per l'area Malpensa le concessioni per abitazioni rilasciate dal 1990 al 1993 mostrano una crescita rispetto al decennio precedente consentendo in media la realizzazione di 1000 abitazioni/anno contro le 700 degli anni Ottanta. Andamenti analoghi si hanno nell'intera Provincia di Varese (3.200 nuove abitazioni/anno concesse nel periodo 90/93 a fronte di 2.800/anno realizzate in media nel decennio precedente) e anche nella Provincia di Novara (1.400 contro 1.100 circa).I prezzi di vendita delle abitazioni nuove e ristrutturate sono ormai da qualche anno sostanzialmente stabili, con qualche tendenza al
ribasso soprattutto nelle aree urbane e in zone di bassa qualità urbanistica e ambientale. In generale il mercato sconta gli aumenti eccessivi di fine anni Ottanta, con un ridimensionamento, a partire dal 1992, delle punte raggiunte soprattutto nelle aree centrali del capoluogo e più in generale con una maggiore selettività della domanda che ha trascurato l'offerta troppo cara e quella con caratteristiche di bassa qualità del contesto urbano (congestione, inquinamento, mancanza di verde e servizi, ecc..).La nuova produzione di edilizia abitativa, che come si è visto si mantiene discretamente elevata nei primi anni Novanta, non sembra
incontrare difficoltà di collocamento se non per limitate porzioni fuori mercato, in relazione a prezzi richiesti eccessivi o a qualità edilizia e/o ambientale decisamente scadente.A Varese i prezzi al mq per abitazioni nuove rilevati nel 1995 variano da 1,8/2,5 milioni in periferia ad un massimo di 4 milioni nel
centro, a Busto A. da 2,5 a 3,5, a Saronno da 2,3 a 3,3, nei centri minori della Provincia da 1,7 a 2,5.Prezzi un pò più bassi si registrano in Provincia di Novara con valori da 1,5/1,7 fino a 3,3 nel capoluogo e valori da 1,4 a 1,9 nei centri
minori.In Provincia di Milano medi centri come Legnano e Rho hanno valori compresi fra 2 e 3,2 milioni/mq, mentre valori solo di poco inferiori
si registrano a Magenta e Parabiago e, sensibilmente più bassi a Bollate e Garbagnate. A Castano Primo e nei Comuni minori meno interconnessi con Milano, i prezzi permangono al di sotto di 2 milioni/mq.Il settore nord-ovest del capoluogo fa registrare prezzi di vendita che vanno dai 4,2/5,6 milioni/mq della zona Fiera - Sempione - San
Siro ai 2,5/3,2 delle zone più periferiche. Le aree centrali più prestigiose spuntano ancora prezzi massimi fra 8 e 11,5 milioni/mq.





2.3 STRUTTURA E DINAMICA PRODUTTlVA
2.3.1 Il modello di sviluppo locale
Un'area di antica industrializzazione
L'area di Malpensa intendendo con questo termine gli 11 Comuni dell'ambito ristretto del Piano Territoriale d'Area e, in termini di riferimento più laschi, la vasta conurbazione Bustese-Gallaratese è un'area di antica industrializzazione.
Il settore tessile-cotoniero nell'Ottocento, la meccanica (in particolare il settore aeronautico) dagli inizi del nostro secolo, hanno rappresentato i comparti che storicamente hanno trainato l'economia dell'area .4.
La ristrutturazione industriale degli anni '70/'80
Nella fase più recente, a partire dalla seconda metà degli anni '70 e poi più compiutamente negli anni '80, si è assistito ad un intenso processo di ristrutturazione industriale, principalmente finalizzato a far fronte alla crescente frammentazione/instabilità della domanda,caratterizzato da:
·
razionalizzazione delle capacità produttive delle imprese;·
riorganizzazione della produzione secondo principi di varietà, personalizzazione del prodotto, just in time, time to market, qualità complementarietà;·
crescente integrazione tra produzione materiale e funzioni terziarie che consente a servizi di varia natura di incorporarsi direttamente nelle merci, incrementandone notevolmente la qualità, il valore e la capacità di penetrazione anche su mercati lontani e "difficili"·
ricerca di incrementi di produttività attraverso l'introduzione di nuove tecnologie e di nuove forme organizzative.Un'area di relativa deindustrializzazione con compensazione terziaria
Tali cambiamenti hanno indotto profondi mutamenti nell'organizzazione del processo produttivo, determinando cosl una sensibile riduzione dell'occupazione industriale, a cui però non sempre ha fatto riscontro una simmetrica diminuzione della produzione.
Nel contempo le imprese industriali, integrando in misura crescente input in materiali (informazioni strategiche relative ai mercati di approvvigionamento e di sbocco, tecnologie e forme gestionali innovative, marketing e finanza, rapporti con il settore della distribuzione, ecc.) nel processo produttivo, hanno stimolato la domanda di occupazione terziaria, sia in forma esplicita che implicita.
In questo senso, la crescita del terziario - e il parallelo decremento dell'occupazione industriale -non devono essere interpretati come i prodromi di un passaggio ad una ipotetica fase di sviluppo post-industriale, che fatalmente comporterà un drastico ridimensionamento delle funzioni più direttamente produttive.
Viceversa, questi fenomeni evidenziano lo sviluppo di intensi processi di integrazione tra funzioni manifatturiere e di servizio, determinati da innovazioni di tipo organizzativo e tecnologico, da innovazioni di prodotto, da innovazioni nei rapporti tra imprese industriali.
Il settore manifatturiero, per quanto ridimensionato, svolge quindi un ruolo decisivo non solo nel sostegno diretto ai livelli occupazionali, ma anche e soprattutto nel determinare l'orientamento generale del sistema economico locale.
Un modello di sviluppo "spontaneo "
La profonda trasformazione vissuta dal sistema economico locale negli ultimi 15-20 anni non si presenta però come il risultato di una strategia sapientemente pianificata da un qualche decisore forte, ma si rivela come l'esito di una molteplicità di micro-azioni indipendenti,
che hanno assunto le condizioni di contesto ambientale come una variabile esogena. Si può quindi parlare di un modello di sviluppo "spontaneo", mettendo in luce, con questa definizione, I'assenza di una regia "forte" di sistema, capace di guidare in modo coordinato il processo di cambiamento dell'economia locale.2.3.2 Struttura e trasformazioni del sistema produttivo
Un'area di intenso sviluppo
Agli inizi degli anni Novanta l'area Malpensa occupava circa 86 mila addetti (135 mila circa se si considera la più vasta conurbazione ricompresa nelle ex USSL 6 e 8), di cui circa il 60% sono concentrati nei soli Comuni di Busto e Gallarate, mentre un altro 20% circa si distribuisce tra i Comuni di Samarate e Somma Lombardo.
Il tasso di occupazione è pari al 43% circa, di poco superiore alla media lombarda (42% circa), mentre il tasso di disoccupazione, pari all'8,2%, appare il linea con il corrispondente dato regionale (7,9%).
Una notevole concentrazione di attività industriali
Nel 1991 1'arca Malpensa e in generale tutto il sud Varese - presentavano ancora elevati tassi d'industrializzazione5, con punte in molti Comuni superiori al 25% (fig. 6). Questa forte propensione industriale dell'area appare ancora più accentuata se si considera che il sistema Malpensa risulta inserito in un contesto territoriale (il nord-ovest lombardo e il Novarese ovest Ticino) caratterizzato da indici di industrializzazione già complessivamente superiori rispetto alla media regionale (pari al 19% circa).
La struttura economico-occupazionale è quindi fortemente orientata verso le attività industriali, tanto che la quota ricoperta dai soli addetti all'industria in senso stretto6 in tutte le sub-aree del sud Varese, si approssima al 50%, mentre quella degli addetti al complesso delle attività industriali si colloca tra il 55% e il 60% (tab. 7).
Alla scala micro-territoriale quote elevatissime (superiori al 60%) sono ricoperte, oltre che dai Comuni minori, anche dai centri di taglia "intermedia" (Cardano al Campo, Lonate Pozzolo e Samarate).
Tessile-abbigliamento e meccanica le specializzazioni prevalenti
Il tessuto produttivo dell'area appare significativamente articolato sotto il profilo settoriale, anche se si riconoscono ancora chiaramente le specializzazioni storiche.
Agli inizi degli anni '90, 1'economia dell'area Malpensa appare infatti ancora caratterizzata da una forte presenza di industrie operanti nel settore tessile (maglieria, abbigliamento, biancheria, calze, ecc.) che da solo copre circa un terzo dell'occupazione dell'area (tab.7), con un quoziente di localizzazione
7 pari a 3,5 circa (tab. 8). In particolare, sono i Comuni di Cardano al Campo, Casorate,Sempione. Arsago Seprio, Ferno e Golasecca a mettere in luce le quote di addetti al settore più elevate.Anche se in misura minore, la struttura occupazionale è anche caratterizzata da una buona presenza di imprese operanti nel settore meccanico (con un quoziente di localizzazione per l'area Malpensa di poco superiore a 1 e con quote superiori al 20% del totale degli addetti nelle sub-aree di Gallarate, Sesto Calende e Tradate). In particolare, ancora significativamente presente, anche se sottoposto a intensi processi di ristrutturazione, il settore aeronautico (Agusta con impianti a Samarate e Somma Lombardo e, in ambito territoriale più vasto, SIAI Marchetti a Vergiate e Aermacchi a Venegono Superiore).
Di converso, il settore dei servizi appare in una condizione di debolezza strutturale, non tanto in termini quantitativi (la quota ricoperta dall'occupazione terziaria appare in linea con quella delle altre aree comprese nell'ambito allargato), quanto piuttosto in termini qualitativi.
Questa debolezza va addebitata a fattori sia esogeni che endogeni.
Nel primo caso, l'elevata accessibilità al cuore metropolitano ha spiazzato l'offerta locale di servizi più qualificati (si pensi all'ancora insufficiente sviluppo del settore dei business service). Nel secondo, la struttura locale dei servizi appare ancora eccessivamente improntata a modelli tradizionali (si pensi al ruolo del credito) o risulta fortemente condizionata da vincoli istituzionali e finanziari (come nel caso della Pubblica Amministrazione).
In questo quadro, si differenzia, quantomeno in termini relativi, il settore trasporti.
Nell'area Malpensa più ristretta, ove sono localizzate molte imprese che svolgono attività connesse alla funzione aeroportuale, appare infatti significativa la presenza di servizi di trasporto (con un quoziente di localizzazione superiore a 1). In particolare, il solo comune di Somma Lombardo concentra nel settore circa 1800 addetti, che rappresentano quasi il 20% della sua occupazione complessiva. Più complessivamente, sotto il profilo territoriale, sono ovviamente i centri maggiori dell'area, in primo luogo Busto e Gallarate, a rappresentare le polarità terziarie di maggior spicco, tanto da insidiare il ruolo primaziale usualmente svolto dal capoluogo di provincia.
Il ruolo dell'Aeroporto di Malpensa
Accanto alle specializzazioni storiche dell'area, vale la pena soffermare l'attenzione sul notevole peso economico-occupazionale complessivamente assunto dall'Aeroporto di Malpensa(8) .
Solo le funzioni on site, legate alle attività della società di gestione (SEA), degli operatori privati (ristorazione, commercio, banche, autonoleggi, parcheggi, rifornimento carburante, handling, spedizionieri, vettori aerei, ecc.) e di quelli pubblici (Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Dogana, ecc.), occupano circa 3200 addetti, in gran parte provenienti da un bacino locale(9).
Per quanto riguarda, invece, I'impatto delle attività off site (trasporti da e verso l'aeroporto, offerta ricettiva, agenzie di viaggio, spedizionieri) e di quelle indotte (legate al circuito reddito-consumi), che esplicano i loro effetti su un territorio di scala quantomeno interprovinciale, si stima un'occupazione addizionale pari a circa 10 mila addetti.
Complessivamente, quindi, il contributo occupazionale attualmente fornito dall'Aeroporto di Malpensa al sistema economico delle province di Varese, Milano Novara e in misura più modesta all'intera economia lombarda sarebbe pari a circa 13 mila addetti.
Le trasformazioni degli anni Ottanta
Nell'area Malpensa gli anni '80 sono stati caratterizzati da una sostanziale stagnazione occupazionale e da una moderata crescita delleunità locali (tab. 9 e 10).
Tale performance appare leggermente migliore rispetto a quella di altre aree poste sulla direttrice Sempionese (Legnano e Rho) o collocate sulla sponda piemontese del Ticino, ma risulta decisamente peggiore sia rispetto a quella regionale sia a maggior ragione
rispetto a quella delle aree più dinamiche (molti Comuni appartenenti alle aree di Garbagnate, Tradate e Saronno posizionati sulla direttrice FNM Milano-Varese, gran parte Comuni dell'area Magentina attraversati dall'autostrada Torino-Venezia, un buon nucleo di Comuni a sudovest di Varese) (fg. 7).Tale tendenza, inoltre, si rivela come il risultato di significativi cambiamenti intervenuti nella struttura settoriale dell'occupazione.Durante l'ultimo decennio censuario si è infatti assistito ad un sensibile decremento dell'occupazione industriale (con valori che raggiungono le due cifre), compensato da una significativa crescita del commercio e - in termini ancor più accentuati dei servizi.
Anche le unità locali hanno seguito un'analoga dinamica, pur con tassi di variazione meno accentuati.
La mappa dei cambiamenti, pur presentandosi, anche in questo caso, piuttosto "maculata", consente il riconoscimento di alcune direttrici di crescita e di declino industriale. In particolare, molti Comuni posti sulle direttrici FNM MilanoVarese e A4 Torino-Venezia, insieme ad alcuni centri del sud Varese, fanno registrare tassi di variazione dell'occupazione industriale nettamente positivi (fig. 8). Di converso, la maggioranza dei Comuni posti sull'asse del Sempione, in particolare nella tratta più settentrionale (Parabiago, Legnano, Busto, Samarate, Gallarate e Somma Lombardo)' i Comuni maggiori (in primis i tre capoluoghi provinciali) e alcuni Comuni dell'area novarese fanno registrare tassi di variazione dell'occupazione industriale decisamente negativi.
Entro l'ambito territoriale più ristretto, tale decremento risulta parzialmente attenuato dalla crescita di alcuni Comuni vicini al cuore della conurbazione Legnano-Busto-Gallarate (Arsago Seprio, Cardano al Campo, Ferno), dovuta al traboccamento di insediamenti produttivi verso aree limitrofe meno congestionate.
Per quanto riguarda l'occupazione nel settore terziario, il tasso di variazione relativo all'ultimo decennio censuario, per quanto sostenuto (25% circa), appare di qualche punto percentuale inferiore a quello di molte aree contennini (solo l'area Novarese mette in luce tassi di variazione decisamente più modesti).
In particolare, sono ancora i due centri maggiori a evidenziare un ritmo di crescita più blando (21% circa), mentre Somma Lombardo, grazie alle buone performance nel settore dei trasporti, e alcuni centri minori mettono in mostra tassi di variazione estremamente elevati (superiori al 40%).
Disaggregando ulteriormente i dati, è possibile osservare che il calo occupazionale più significativo si è registrato nei comparti chiave dell''economia dell'area (il tessile-abbigliamento e la meccanica), mentre buone performance si sono registrate nel settore delle costruzioni, dei pubblici esercizi-alberghi, del credito-assicurazioni e dei servizi alle imprese (tab. 11 e fig. 9).
Interessante, inoltre, il caso del settore commerciale, caratterizzato da una discreta dinamica degli addetti a cui fa però riscontro, in ragione di un processo di razionalizzazione e ammodernamento della rete distributiva, un calo delle unità locali.
La struttura occupazionale per classi dimensionali d'impresa
Un ulteriore carattere fondante l'economia dell'area è rappresentato dall'elevato peso ricoperto dalla piccola e medio-piccola impresa. Le imprese sotto i 20 addetti coprono circa il 55% dell'occupazione totale e oltre il 45% di quella manifatturiera, mentre quelle nella classe 20-99 addetti coprono oltre il 25% dell'occupazione totale e circa il 35% di quella manifatturiera (tab. 12 e 13).
Questi caratteri appaiono ancora più evidenti se si effettua una comparazione con il corrispondente dato regionale (il cui valore risulta già elevato se confrontato a quello di altre regioni europee).
Decisamente debole appare invece la presenza di imprese grandi e (nedio-grandi (classi 200-499 e 500-999 addetti), mentre un certo peso occupazionale va attribuito alle imprese "grandissime" (oltre 1000 addetti). In particolare, solo nei Comuni maggiori (Busto, Gallarate, Somma e Samarate) si registra la presenza di aziende con più di 500 addetti, mentre, se si considera il solo comparto manifatturiero, solo Samarate e Somma, entrambe sedi di stabilimenti Agusta, fanno registrare la presenza di grandi impianti.
L'orientamento verso la piccola e medio-piccola dimensione d'impresa appare ulteriormente confermato dai processi in corso durante gli anni '80. Il differenziale tra i tassi di variazione di addetti e unità locali sta a testimoniare una riduzione della dimensione media d'impresa, indotta sia dal ridimensionamento dei grandi impianti sia dall'elevato tasso di formazione di nuove piccole imprese (a cui si accompagna però un elevato tasso di mortalità nei primi anni di vita). Nonostante la forte volatilità, il contributo netto fornito dalle piccole imprese alla creazione dei nuovi posti di lavoro è da considerarsi comunque assai rilevante.
Un'area di attrazione di flussi pendolari
L'area Malpensa, come tutti i sistemi produttivi locali fortemente industrializzati, è caratterizzata non solo da un buon grado di copertura locale dei posti di lavoro, ma anche da una discreta capacità di attrazione di flussi pendolari per motivi di lavoro.
Tale capacità, nonostante la sostanziale stagnazione occupazionale, pare anzi rafforzarsi, tanto che il saldo pendolare è raddoppiato durante gli anni '80, grazie soprattutto alle performance di Gallarate e Somma Lombardo (tab. 14).
I dati evidenziano inoltre una forte autonomia del sistema produttivo territoriale della Malpensa. La maggior parte dei flussi origine destinazione si esaurisce infatti entro la conurbazione allargata, in accordo con il carattere integrato del sistema insediativo e produttivo (tab. 15).
La quota ricoperta dai movimenti interni (spostamenti extracomunali con origine e destinazione entro l'area Malpensa) appare quindi decisamente elevata, cosl come appare considerevole la quota di entrate e uscite da/verso aree della conurbazione e da/verso aree limitrofe (1'85% circa delle entrate e il 68% circa delle uscite è caratterizzata da queste O/D).
Di converso, il grado di dipendenza nei confronti del capoluogo regionale appare piuttosto basso (Milano assorbe solo il 15% circa delle uscite), così come decisamente modesto (soprattutto per quanto riguarda le uscite) appare il livello di interscambio con l'area Novarese.
E' infine interessante notare il carattere strutturale di questa condizione di autonomia. I1 sostanziale autocontenimento del mercato del lavoro locale non è stato scalfito nemmeno dal "fuoco" della difficile fase di crisi-trasformazione vissuta dalla base economica dell'area durante gli anni '80.
2.3.3. I caratteri peculiari del sistemai ndustriale dell'area Malpensa
Entro il sistema economico locale, si è già avuto modo di sottolineare come l'industria svolga un ruolo cruciale, che merita di essere ulteriormente approfondito.
In particolare, i principali connotati del sistema industriale dell'area Malpensa possono così essere ricordati.
Un'elevata specializzazione produttiva
Le imprese dell'area sono caratterizzate da un elevato grado di specializzazione produttiva che, delimitando il campo di attività, aiuta lo sviluppo di conoscenze specifiche, facilita l'introduzione di nuove soluzioni produttive e consente di concentrare l'attività su produzioni nicchia capaci di garantire vantaggi competitivi non legati a politiche di volume.
Una notevole flessibilità produttiva
Il sistema industriale dell'area è contrassegnato da una buona flessibilità e da una considerevole adattabilità alle contingenti situazioni di mercato che consentono una rapida modificazione dei livelli produttivi, una veloce introduzione di nuovi prodotti, una pronta attivazione
di nuove linee produttive.Queste propensioni aiutano il sistema a entrare o - in certi casi - a creare nuovi segmenti produttivi, contribuendo così alla diversificazione della struttura industriale locale.Fattori culturali alla base della vitalità del sistema delle imprese.
L'area varesina e in genere tutta la fascia pedemontana e dell'alta pianura lombarda - è caratterizzata da una peculiare cultura del lavoro e della produzione, sedimentata nelle comunità locali, che dà luogo a continui processi di riproduzione/germinazione di professionalità e di capacità imprenditoriali ed organizzative, consentendo per questa via una soddisfacente diffusione di informazioni strategiche (produttive, tecnologiche, professionali, di mercato, ecc.) tra le imprese dell'area. Tale diffusione migliora la capacità imitativa e quindi velocizza l'adozione di nuove e più convenienti soluzioni produttive e/o commerciali - e contribuisce a tenere elevato il tasso di formazione di nuove imprese, anche nel settore manifatturiero.
Una grande capacità di realizzare innovazioni di tipo incrementale
Specializzazione produttiva a livello d'impresa, flessibilità, professionalità che deriva "dal sapere contestuale", efficacia delle reti informative informali, consentono, pur in assenza di conoscenze e risorse per realizzare "grandi scoperte", di sviluppare una straordinaria capacità di escogitare nuove utilizzazioni a partire da tecnologie già disponibili. Queste "innovazioni d'uso" elevano il livello di competitività delle imprese locali, consentendo loro una buona capacità di penetrazione sui mercati internazionali.
Una buona apertura verso i mercati internazionali
L'economia dell'area è connotata da una forte apertura a scala nazionale e internazionale, determinata sia dalla capacità di arrivare con prodotti finiti sui mercati extra-locali ed anche esteri, sia dalla capacità di sviluppare relazioni di subfornitura a livello interregionale.
Tali relazioni sembrano manifestarsi sia in forma "attiva" (acquisizione di beni intermedi e strumentali o integrazione della gamma di prodotti venduti con beni acquisiti all'esterno) che "passiva" (produzione di beni intermedi e strumentali per imprese esterne all'area).
Lo sviluppo di economie esterne alle imprese ma interna all'area
La presenza di conoscenze contestuali stratificate nel sistema locale, di peculiari regole che prestrutturano i rapporti tra persone, di una cultura sociale improntata all'etica del lavoro, di specifiche relazioni tra sistema delle imprese locali e mondo esterno, ecc., consente lo sviluppo di economie di scala riferite non più tanto alla singola azienda, quanto piuttosto all'area nel suo complesso e vanno quindi a determinarne uno specifico vantaggio competitivo.
2.3.4. I punti di forza e di debolezza
I punti di forza
In ragione di queste caratteristiche del sistema produttivo locale, il principale vantaggio competitivo dell'area Malpensa non è tanto determinato dalla convenienza dei prezzi di vendita, quanto piuttosto dalla capacità di molte sue imprese, soprattutto quelle di media dimensione, di:
- migliorare la qualità dei prodotti esistenti e di introdurne di nuovi;
- sperimentare con successo nuove soluzioni produttive e organizzative entro l'impresa e nei rapporti tra le imprese;
- adattarsi alle mutevoli situazioni di mercato;
- integrare competenze direttamente produttive a servizi ad alto valore aggiunto;
- riprodurre cultura e capacità specifiche di carattere imprenditoriale e professionale.
Anche se è frequentemente percepibile una sorta di "disamoramento" da parte degli imprenditori nei confronti dell'area, è opportuno evidenziare come tali vantaggi competitivi non si generino in una campana di vetro, ma si costituiscano come il peculiare risultato di rapporti che si instaurano tra economia, società e ambiente locale. In altri termini, i vantaggi competitivi del sistema locale sono il frutto di una cultura organizzativa e imprenditoriale, della professionalità dei lavoratori, della funzionalità di canali informali di diffusione delle informazioni strategiche sui processi produttivi, sulle tecnologie, sui mercati di approvvigionamento e di sbocco e, più in generale, di una capacità di riprodurre "saperi" che è specifica del contesto locale e quindi difficilmente reperibile o riproducibile in altri ambienti, compresi quelli che caratterizzano i New Industrial Countries dell'est europeo o del sud-est asiatico.
I punti di debolezza
Questi determinanti punti di forza del sistema produttivo dell'area, paiono da qualche anno minacciati da una molteplicità di fattori che attengono sia al contesto locale e sovra-locale sia al sistema delle imprese.
Accanto ai fattori di rischio "strutturali" (inefficienza dei servizi pubblici generali, insufficienze del sistema infrastrutturale o indeterminatezza dei tempi del suo potenziamento, scarsa qualità ambientale e urbana di alcuni parti dell'area, ecc.), tra gli elementi di debolezza che attengono alle condizioni di contesto occorre annoverare:
- una fragilità di quadri di riferimento condivisi da parte degli attori economici pubblici e privati (scenari evolutivi del sistema locale, strategie e obiettivi di sviluppo, azioni prioritarie da intraprendere);
- un'inadeguata capacità di progettazione sia a scala provinciale-regionale che locale;
- una perdurante difficoltà nel costruire relazioni efficienti tra mondo della ricerca, della formazione, della produzione, dei servizi privati e pubblici.
Infine, tra i fattori di debolezza che riguardano più propriamente il sistema delle imprese è possibile ricordare:
- una struttura imprenditoriale eccessivamente incentrata, soprattutto nel caso delle piccole imprese, sulla figura dell'imprenditore, con tutto ciò che ne consegue in termini di debole articolazione del complesso delle funzioni aziendali e quindi di mancata responsabilizzazione e crescita professionale di un ceto manageriale;
- una cultura, anche in questo caso con particolare riguardo alle piccole imprese, ancora eccessivamente "product and process oriented" e quindi ancora troppo poco ispirata da visioni strategiche orientate al cambiamento e alla gestione della trasformazione economica.
Questa debolezza culturale porta molte imprese a rispondere alle diff1coltà approntando strategie difensive di riduzione dei costi e/o strategie di nicchia, trascurando la gestione di molte funzioni non strettamente manifatturiere (f1nanza, mercati e attività di servizio in genere);
- una mentalità imprenditoriale ancora in troppi casi eccessivamente individualistica, che isola le imprese, soprattutto quelle minori, nei confronti del tessuto produttivo locale (troppo scarso è il ricorso alla subfornitura locale) e inibisce la cooperazione tra imprese e settore pubblico;
- una certa incapacità, da parte della impresa locale di dimensione medio-grande, di gestire il passaggio da una scala produttiva prevalentemente domestica, anche se spesso fortemente orientata all'esportazione, ad una globale, in cui conta visione strategica e capacità di ridefinire la propria rete di relazioni produttive e di scambio a scala internazionale. Non è un caso, infatti, che molte di queste imprese siano state in questi ultimi anni acquisite da gruppi esteri (o comunque incontrino diff1coltà di varia natura), accendendo così gravi preoccupazioni sulle possibilità di controllo in sede locale della futura traiettoria di sviluppo dell'area.
2.3.5. Le prospettive di sviluppo
I mutamenti in Corso sono strutturali...
La struttura produttiva dell'area Malpensa e più in generale dell'area Bustese-Gallaratese è e sarà sempre più in futuro sottoposta a formidabili sollecitazioni di natura sia esogena che endogena.
Da una parte, infatti la globalizzazione dei mercati e l'affermazione di nuovi paesi industrializzati nell'arena competitiva stanno ridisegnando profondamente gli scenari di sviluppo dell'economia mondiale, ponendo così nuove sfide al sistema produttivo locale.
Dall'altra, la realizzazione di un aeroporto hub, divenendo fattore cruciale di sviluppo per l'intera area metropolitana milanese e in termini più generali per l'intera area padana, è destinato a mutare significativamente il ruolo della zona nel contesto interregionale.
L'incremento di attrattività che ne deriverà, insieme agli effetti diretti generati dallo sviluppo del complesso delle funzioni proprie di una "città aeroportuale", influirà fortemente sulla struttura produttiva locale.
Di fronte a questi cambiamenti strutturali, risulta inadeguata, per un sistema economico locale che vuol continuare ad essere avanzato e aperto come quello di Malpensa, una risposta difensiva di carattere adattivo e interlocutorio, tipica delle fasi di crisi congiunturale, che mira al raggiungimento di vantaggi di nicchia. Tra l'altro, tale strategia, con il rientro della Lira nello SME, non può nemmeno più contare su un artificioso prolungamento delle profittevoli ragioni di scambio determinate da un eccessivo deprezzamento della nostra moneta.
Allo stesso tempo pare illusoria una prospettiva di evoluzione del sistema economico locale basata su un processo di terziarizzazione massiccia, inteso come alternativo allo sviluppo industriale.
...occorre ripensare alla strategia di sviluppo dell'area
Occorre invece un ripensamento di portata strategica che, facendo perno sul ruolo centrale delle imprese industriali, valorizzi le peculiarità del sistema locale e colga pienamente le potenzialità derivanti dalla costruzione di un aeroporto hub.
In questo senso, pare opportuno indirizzare il sistema industriale locale verso modelli di produzione che facciano leva sul sapere, sulla qualità e sulla continua innovazione. Occorre quindi rafforzare la capacità competitiva del sistema produttivo locale nei segmenti alti dei mercato, accentuando l'offerta di beni di elevata qualità, fortemente differenziati, innovativi, capaci di incorporare servizi e conoscenze a forte valore aggiunto.
In questo quadro, risulta strategico promuovere una decisa crescita del sistema dei servizi e - nel contempo - supportare un'efficiente integrazione tra questi ultimi e il settore industriale.
Fermo restando il ruolo di Milano nella provvista di servizi di rango superiore, appare opportuno indirizzare il terziario dell'area verso l'offerta di servizi "intermedi" (gestione della produzione, consulenza direzionale di medio livello, assistenza all'export, servizi commerciali, ecc.), cos`1 necessari allo sviluppo delle imprese locali7 soprattutto di quelle di piccola e medio-piccola dimensione che rappresentano l'ossatura dell'economia dell'area.
Entro questa prospettiva di sviluppo, l'aeroporto hub d1 Malpensa costituisce una risorsa straordinaria, in quanto rappresenta una formidabile "struttura" di scambio e di comunicazione in grado di immettere nei circuiti internazionali valorizzandole, le risorse elaborate in sede locale.
Nel contempo, la presenza di un hub consente anche l'attivazione di processi inversi di penetrazione da parte di imprese estere, interessate a integrare i vantaggi competitivi specifici delle imprese e del milieu locale con ie competenze tecnologiche, le capacità distributive e le risorse finanziarie delle case-madri.
Nuovi fattori di localizzazione e contesto ambientale
Per perseguire questa strategia di up-grading del valore aggiunto della produzione locale, di crescita del livello di efficienza e di produttività delle imprese e di "globalizzazione" del sistema produttivo locale, non sono sufficienti interventi finalizzati a migliorare l'abilità/potenzialità dei singoli "agenti" isolati. Occorre anche - e soprattutto - proporsi di innalzare l'efficienza della rete di relazioni che
connette questi "agenti" a sistema e stimolare la propulsività del contesto socio-culturale (ambientale in senso lato) in cui le aziende sono inserite.Infatti, per un sistema economico territoriale maturo, come quello di Malpensa, assumono rilevanza strategica decrescente i fattori di
localizzazione classici, finalizzati a minimizzare per via diretta i costi della singola impresa (es. disponibilità di lavoro non qualificato, costo del lavoro e delle materie prime, costo del suolo industriale, dimensione del mercato locale, economie di scala interne, aiuti finanziari pubblici).Sempre più, invece, assumono rilevanza i nuovi fattori di localizzazione che influiscono sul contesto in cui l'azienda è inserita (es. dinamismo
dell'economia locale, vantaggi tecnologici del sistema locale, tradizione industriale della regione, possibilità di accesso alle informazioni strategiche, cultura imprenditoriale e cultura del lavoro locale, formazione professionale e disponibilità di lavoro qualificato, relazioni industriali a livello locale, disponibilità di fornitori specializzati, capacità amministrative locali, qualità dell'ambiente fisico e sociale).Conseguentemente, se la competitività di ogni singola impresa dipende fortemente dalla competitività del sistema produttivo territoriale,
i destinatari di una nuova politica di sviluppo locale non sono più tanto le imprese "isolate", quanto piuttosto il network relazionale tra le imprese e la rete di rapporti che si instaurano tra queste ultime e il territorio in cui si trovano ad agire.Risulta allora necessario intervenire per rendere più efficienti le condizioni ambientali di contesto (infrastrutture, servizi generali, qualità
dell'ambiente costruito e non costruito, ecc.) e agire per rafforzare il reticolo di relazioni tra economia, società, istituzioni e territorio.Il ruolo della progettualità locale-regionale
In questa prospettiva, un ruolo decisivo può essere giocato dalla progettazione locale e regionale.
Queste ultime devono prioritariamente proporsi di aiutare il processo di autoriproduzione del sistema locale, in modo da consentirgli di rigenerare, di volta in volta in forma rinnovata, "valori" tipici spendibili come vantaggi comparati nella rete globale.
Il processo di trasformazione del sistema locale deve quindi essere finalizzato a dare risposte innovative a stimoli esogeni, senza però dissipare i giacimenti di risorse fisico-organizzative endogene, senza le quali i processi di auto-riproduzione locale non possono più darsi.
In questo senso, il Progetto Malpensa 2000, il Piano Territoriale d'Area, i programmi comunitari OB2-Asse Sempione (finalizzato alla riconversione economico-sociale delle zone di declino indu- striale), Retex (f1nalizzato a prornuovere progetti di riconversione nel settore tessile) e Konver (finalizzato alla riconversione delle imprese operanti nel settore degli armamenti), insieme ad alcune partnership tra istituzioni pubbliche e tra pubblico e privato (Comitato per la realizzazione del Parco Techologico, il Comitato Malpensa 2000, il Piano occupazionale Aermacchi, il programma di ricerca sui temi dello sviluppo provinciale promosso dalla Camera di Commercio, dalle Associazioni imprenditoriali e dai Sindacati, ecc.) hanno svolto - e in molti casi devono ancora svolgere un ruolo estremamente importante. Da un lato, infatti, possono contribuire in modo decisivo alla diffusione di una cultura del cambiamento e della gestione della trasformazione economica, dall'altra, possono costituire luoghi di implementazione di progetti cruciali di rinnovamento del sistema economico-territoriale della Malpensa.









2.4. L'ACCESSlBILITÀ’ ALL'AEROPORTO E L'INTEGRAZIONE CON LE GRANDI RETI DI MOBILITÀ
2.4.1. Grandi infrastrutture per l'accessibilità all'aeroporto e compatibilità territoriali-ambientali
L'incontro con la Commissione Europea che si è tenuto lo scorso luglio a Milano ha costituito l'occasione per fare il punto sullo stato di definizione-attuazione degli interventi necessari per garantire l'accessibilità all'aeroporto, ma anche il momento dell'assunzione formale di impegni e scadenze da parte del nostro Paese, con il coinvolgimento dei vari livelli di governo interessati, da quello statale a quello regionale e locale.
E' del tutto evidente che il successo del progetto Malpensa dipende soprattutto dalla possibilità di garantire un'accessibilità sia stradale che ferroviaria di livello elevato. D'altra parte l'attuale rete infrastrutturale già fortemente congestionata, non sarebbe assolutamente in grado di reggere la domanda aggiuntiva di traffico generata dallo sviluppo dell'aeroporto.
Gli interventi di potenziamento della grande rete di mobilità sono dunque importanti non solo nell'interesse dell'aeroporto, ma anche del territorio in cui l'aeroporto è inserito e delle comunità locali che vi risiedono.
Il problema è che i progetti e la realizzazione dei nuovi indispensabili interventi infrastrutturali siano il più possibile compatibili con il contesto territoriale e quindi siano concepiti in modo tale da rimuovere-mitigare gli impatti negativi sull'ambiente.
Se è vero che le scelte relative alle grandi reti coinvolgono attori e strumenti che vanno al di là della portata del Piano d'Area. al Piano d'Area compete però un ruolo decisivo: fare emergere il punto di vista locale e orientare le scelte in modo tale che vengano valorizzate le opportunità ai fini dello sviluppo sociale ed economico dell'area e minimizzati i rischi ambientali.
Alcuni progetti, approvati recentemente e ormai avviati alla fase realizzativa (il IV lotto della SS 336 e il collegamento ferroviario Malpensa Express), sono stati notevolmente migliorati con il contributo degli attori locali (Comuni, Parco Ticino, Provincia).
Per quanto riguarda gli altri interventi previsti, alcuni già sufficientemente definiti a livello di tracciato di massima (es. raccordo autostradale Boffalora-Malpensa), altri ancora allo stadio di ipotesi (es. bretella di Besnate), attraverso il Piano d'Area (indicazioni di tipo generale) e attraverso gli specifici studi di impatto ambientale (indicazioni puntuali) dovranno essere sviluppate le necessarie verifiche e valutazioni, al fine di ottimizzare le scelte progettuali e acquisire il massimo del consenso, con riferimento alle problematiche di scala locale.
2.4.2. Gli interventi di priorità assoluta
Gli interventi, che nella riunione della Commissione Europea (Milano, luglio 1996) erano stati dei limiti di priorità assoluta, a tutt'oggi sono o realizzati o in fase di appalto.
-
Ampliamento dell'autostrada A8 (Milano-Gallarate).E' stata conclusa la costruzione della quarta corsia da Milano a Lainate e della terza corsia da Lainate a Gallarate e sono in via di completamento i lavori di potenziamento dello svincolo di Busto Arsizio con la SS 336.
Si stanno definendo i progetti della seconda fase, che prevedono la corsia di emergenza continua e la ristrutturazione degli svincoli di Castellanza e Legnano.
- Prosecuzione della SS 336 da Malpensa Nord alla SS 527.
L'ANAS sta procedendo all'appalto dell'opera, per un importo complessivo di 117,8 miliardi.Il tratto indispensabile per l'accesso alla nuova aerostazione entrerà in esercizio il 31/12/1998, mentre il completamento sino alla SS 527 verrà ultimato a metà 1999.
- Collegamento ferroviario Milano-Malpensa.
Dopo l'approvazione del progetto nella Conferenza di Servizi dell'ottobre 1996, le FNM stanno procedendo per l'appalto dei lavori, in modo tale da garantire l'esercizio della linea per la scadenza prefissata (fine 1998).
E' stata stralciata dal progetto la tratta riguardante il raddoppio ferroviario in Castellanza, per la quale si è deciso di adottare la soluzione
in galleria totale a foro cieco.Le FNM stanno sviluppando il progetto della galleria, da sottoporre poi all'approvazione della Conferenza di Servizi.
2.4.3. Lo sviluppo strategico delle interconnessioni con la rete stradale e ferroviaria
- Il collegamento con la A4 Milano-Torino
E' una opera fondamentale in quanto il raccordo autostradale di Malpensa con la Milano-Torino costituisce un'alternativa all'utilizzo della A8 (Milano-Gallarate), già oggi al limite della capacità.Il progetto base sostenuto da tempo da ANAS, Regione e previsto dai PRG dei Comuni interessati ha un tracciato che si sviluppa dalla 527 (IV lotto 336) a Boffalora-Magenta, da qui si prevede poi un collegamento verso NordOvest, per creare la connessione a LainateSaronno con la "Gronda Intermedia". In tempi più lunghi è prevista anche la prosecuzione lungo l'Est-Ticino, fino ad Abbiategrasso e da Abbiategrasso fino alla Tangenziale Ovest tramite la SS 494.
Rispetto a questo progetto base, è stata recentemente avanzata dalla Provincia di Milano l'ipotesi di un tracciato che, da Castano, si sviluppa più aderente alla conurbazione Sempionese per inserirsi nella A4 all'altezza di Arluno. Anche nell'ipotesi della Provincia di Milano ci sarebbe la connessione a nord-ovest con la Gronda Intermedia.
- Il sistema Pedemontana+Gronda Intermedia
Tale intervento è ormai da tutti considerato la seconda priorità della Lombardia, dopo il raccordo autostradale Malpensa A4.
E' del tutto evidente l'importanza fondamentale che questo sistema trasversale assume per tutta l'area densamente urbanizzata e industrializzata del Nord Milano e per i poli urbani di Varese-Como-Bergamo. Altrettanto evidente è la possibilità, che si verrebbe a creare con l'intervento, di creare delle relazioni dirette tra questo territorio e l'aeroporto di Malpensa.
- La bretella di Besnate
La società Autostrada SpA sta studiando la possibilità di realizzare un collegamento della lunghezza di 6 Km tra Malpensa Nord e l'autostrada A26 all'altezza del casello di Besnate. In questo modo Malpensa potrebbe essere raggiunta da Nord attraverso la VoltriSempione (bacini ligure e piemontese).
Si tratta di un'opportunità interessante, ma ogni decisione è subordinata ad una attenta verifica della domanda di traffico e ad una
seria valutazione d'impatto, in quanto il tracciato insiste su una zona del Parco del Ticino, quanto mai delicata dal punto di vista ambientalenaturalistico-
La connessione a Milano Centrale del collegamento ferroviario per MalpensaDalla realizzazione di tale collegamento dipende la possibilità per i treni del Malpensa Express di avere una corrispondenza diretta con i treni intercity e TAV, il che per un aeroporto intercontinentale è di fondamentale importanza. Il collegamento, secondo il progetto che le FS stanno mettendo a punto, avverrebbe tramite Bovisa-Garibaldi-galleria per Greco (bivio del Mirabello)-Centrale.
I lavori dovrebbero essere conclusi nel gennaio del 2001, dàta prevista anche per 1'attivazione completa del "passante ferroviario".
- Connessione tra FNM e FS in Novara
Attraverso il riassetto del nodo ferroviario di Novara, connesso alla realizzazione della linea TAV, sarà possibile creare un nuovo tratto
di penetrazione delle linea FNM, con l'inserimento diretto in rete FS.Ciò permetterà alle FS di svolgere un servizio merci sulla Cargo City di Malpensa (Novara bivio di Sacconago in Busto-Malpensa), ma permetterà anche in prospettiva di organizzare un servizio per i viaggiatori diretti all'aeroporto da Torino e Piemonte.
I tempi di realizzazione sono quelli della linea TAV Milano-Torino (2003 circa).
- Connessione con la linea del Sempione
Questo intervento, che chiuderebbe l'anello ferroviario da Malpensa Ovest a Malpensa Nord e Gallarate, è allo studio delle FS. Se realizzato, avrebbe l'effetto di un grande miglioramento delle connessioni di Malpensa con il sistema ferroviario regionale ed anche internazionale, se si pensa all'opportunità di collegarsi al Canton Ticino, tramite l'itinerario Gallarate-Varese-Arcisate-Stabio-Mendrisio.
Non bisogna però nascondere che le difficoltà tecniche e gli enormi costi dell'intervento lasciano aperti a tutt'oggi parecchi margini di incertezza, che potranno essere rimossi solo approfondendo seriamente gli studi di fattibilità. Le incertezze derivano anche dalla questione ancora aperta di come collegare a Milano la nuova linea transalpina (traforo di base del Gottardo) che la Svizzera ha messo in cantiere. Si passerà ancora da Chiasso-Como oppure si opterà per un nuovo tracciato in direzione di Varese, con un possibile
aggancio a Malpensa? La risposta dovrà venire dalla Commissione appositamente istituita tra Canton Ticino-FFS e Regione Lombardia-FS.
2.5. I GRANDI PROGETTI PER LO SVILUPPO ECOLOGICO-URBANO
2.5.1. Lo stato di definizione
I progetti riportati rappresentano il risultato di una prima individuazione delle varie proposte e progettualità in atto nei Comuni dell'area Malpensa, ma anche, con una selezione dei maggiori casi, nell'area più vasta che si ritiene comunque interessata dal nuovo aeroporto.
I progetti vengono classificati secondo il loro livello di maturazione, distinguendo le seguenti condizioni di stato di definizione-attuazione:
·
dati acquisiti (A) - A tale livello appartengono interventi in corso di attuazione; interventi attuati solo in parte; interventi di recente realizzazione, parzialmente o non ancora utilizzati;·
risultati intermedi (B) - Fanno riferimento a questo livello gli interventi compresi in Piani Attuativi adottati, in particolare per i progetti riguardanti i settori residenziali, produttivi, terziari e polifunzionali. Nel caso di attrezzature di servizio non soggette a pianificazione esecutiva si intendono interventi con progetto già definito;·
studi preliminari (C) - In questo livello si trovano proposte ed iniziative, in prevalenza comprese nelle previsioni degli strumenti urbanistici generali, con studi progettuali di massima definiti o in fase di definizione.2.5.2. Elementi di valutazione
Le considerazioni che si possono fare alle luce del quadro complessivo presentato riguardano:
·
una progettualità ancora incertaIn generale e relativamente all'intera area considerata si può dire che le iniziative progettuali in grado di accogliere le opportunità offerte dall'aeroporto ai fini dello sviluppo sociale ed economico locale appaiono ancora incerte e contraddittorie. Anche quando idee e proposte sono sviluppate in termini progettuali (su iniziative di autorevoli forze economiche). non si vede ancora il taglio del progetto d'impresa con specifici operatori e investitori. Soprattutto manca il riscontro di una proposta localizzativa verificabile con il quadro di programmazione urbanistica comunale e sovracomunale. Inoltre, anche a seguito delle alterne vicende legate all'esecuzione e ai finanziamenti dei lavori dell'aeroporto, probabilmente è mancato il necessario clima di fiducia ed è prevalso un certo attendismo.
Nei Comuni immediatamente circostanti l'aeroporto (i Comuni del CUV), più soggetti e sensibili al rischio ambientale, la preoccupazione per il peggioramento delle condizioni di vita derivanti dal previsto incremento del traffico aereo e, conseguentemente, del traffico veicolare, agisce come principale deterrente rispetto a possibili iniziative. Senza contare poi l'estrema delicatezza del contesto ambientale e la problematicità connessa alla definizione a regime dei vincoli aeroportuali.
·
Attrattività dell'aeroportoNell'ambito ristretto, gli unici progetti di grande rilievo sono quelli che si fondano sulla diretta e stretta connessione con l'aeroporto e l'aerostazione; quali quello del Trade Center (e della Zona Franca); quello, ancora immaturo, della "zona speciale" di Gallarate
posta in prossimità della SS 336; o quello, anch'esso in divenire, del Centro Direzionale di Busto posto a cavallo della rinnovata stazione FNM.·
Prevalenza del localePrevalgono i progetti che, per dimensione e caratteristiche, rispondono a problemi urbani di livello più locale che generale (come risulta dai diversi piani di recupero).
·
Attenzione al produttivoE' molto viva l'attenzione a promuovere progetti che interessano il settore produttivo, con modalità e iniziative anche di più ampio respiro quali quelle connesse all'Asse Sempione, finanziate dall'Unione europea. Ossia il settore produttivo viene considerato il pomo vero oggetto delle cure, il motore dell'economia locale, il settore, storico, da conservare o rimettere in moto. In questa logica si inserisce la
creazione dell'Università C. Cattaneo (LIUC) di Castellanza, nata nel 1991 e promossa dall'Unione Industriali di Busto e Varese (Univa); e che ha istituito il corso di laurea in Economia Aziendale e, dal 1994, il Diploma Universitario in Ingegneria Logistica e della Produzione. Ossia filoni strettamente a supporto delle funzioni produttive, secondo un progetto organizzativo e insediativo ancora in fase di sviluppo.
·
Particolarità del tempo liberoDopo une serie di consolidate iniziative nel campo di ricercate attività sportive e di tempo libero (maneggi, golf), non si segnalano in tale settore nuovi progetti. La presenza di contesti ambientali di elevata qualità e relativamente attrezzati (Parco del Ticino, Lago Maggiore, Prealpi e laghi varesini) costuiscono di per sè una "offerta" con cui confrontarsi e su cui calibrare ogni eventuale iniziativa.
·
Irraggiamento deboleI possibili effetti di Malpensa non sembrano essere sufficientemente percepiti e considerati allontanandosi dall'aeroporto: i progetti di Varese sono iniziative nate da esigenze e opportunità di riordino locale, lontane nel tempo come attuabilità. Analogamente i progetti di Saronno, che comunque sembrano faticare nel mettersi in moto e nel trovare mercato. Nessuna iniziativa specifica in zona laghi (Taino è la conclusione di un'antica vicenda). Le iniziative di Milano, anche considerevoli, sono prima di tutto autonome; e lo stesso si può dire di Novara
·
Vitalità di MilanoNell'area milanese c'è maggior fermento di iniziative, anche di grande portata. Alcune di queste sono anche relazionabili alle aspettative per Malpensa, come quelle della Fiera e del Centro Congressi.
·
Mancanza di innovazioneNon si vede nessuna nuova ottica o mentalità nella proposizione dei progetti (salvo che nel Trade Center). Vale sempre il concetto di valorizzazione delle aree e dell'attenzione al mercato, ma non si rischiano proposte di investimento su possibili nuove iniziative imprenditoriali, nuovi fenomeni di mercato, sull'esempio delle più recenti aree aeroportuali.
2.5.3. I Progetti
Come accennato in precedenza, i progetti urbanistici che vengono riportati nelle tabelle 16 e 17 rappresentano una prima rassegna di iniziative, soprattutto per quanto concerne l'area Malpensa, che è stata ricostruita accedendo a più fonti informative: Uffici Tecnici comunali e provinciali; Enti e soggetti promotori; stampa locale o specializzata; archivio informativo del Centro Studi P.I.M. Le informazioni riportate nelle schede sono in forma necessariamente sintetica e sono finalizzate a delineare il quadro complessivo di quanto si muove nell'ambito territoriale considerato. Per due iniziative particolari, che toccano direttamente l'aspetto dell'indotto aeroportuale, si è ritenuta utile una più ampia illustrazione che riuscisse a restituire tutti gli aspetti del progetto; illustrazione espressa in una specifica scheda posta in coda alla tabelle.





2.5.4. Studi e progetti connessi all'Aeroporto
Oltre ai programmi SEA, da attuare all'interno dell'aeroporto (e citati in tabella 16 con le sigle Mal e Ma2) e sui quali non vengono forniti per ora particolari, si devono ricordare gli studi e i progetti promossi dal Comitato Malpensa 2000.
Il Comitato Malpensa 2000 (composto da Camera di Commercio di Varese e Milano, Provincia di Varese, Unione Industriali Varese, API e Associazione Costruttori di Varese, SEA, Regione Lombardia), ha iniziato la propria attività nel 1992 e ha prodotto specifici studi riguardanti il significato dell'operazione Malpensa e le conseguenti prospettive di sviluppo economico-sociali. Tali studi, presentati in appositi convegni, riguardano:
·
"L'integrazione territoriale di Malpensa 2000" predisposto nel 1993 dal Centro Studi PIM, Gruppo Class e Cedoc.·
"Gli effetti economici dello sviluppo dell'aeroporto di Malpensa" predisposto nel 1996 da Università Bocconi, Università C. Cattaneo e Gruppo Class.·
"I progetti di prefattibilità del Trade Center e della Zona Franca" predisposti nel 1996 da Valentina s.r.l.Questi ultimi due progetti, per la specificità del tema e per il livello di elaborazione raggiunto soprattutto sotto l'aspetto dell'azione imprenditoriale, della pianificazione dell'intervento e dell'attendibilità dell'iniziativa, sono stati ritenuti meritevoli di una specifica illustrazione mediante le seguenti schede.
TRADE CENTER
Per Trade Center si intende una struttura in grado di offrire una gamma di servizi ad alto valore aggiunto e di elevato livello qualitativo
destinato ad imprese, operatori economici ed enti nazionali ed internazionali. Tali servizi operano secondo cinque filoni principali:·
immobiliare (locazione uffici);·
servizi terziari (informazione e assistenza commerciale, consulenza e formazione, telecomunicazioni);·
ricettivo (hotel e ristoranti); congressuale (organizzazione convegni, noleggio sale);·
espositivo (noleggio spazi per mostre di breve durata). L'obiettivo Trade Center si fonda principalmente su due presupposti:·
Ia fiducia nel successo di Malpensa 2000;·
la concezione di aeroporto come polo ("aeropolo" e non solo scalo aereo), ossia catalizzatore di attività terziarie e di servizio.Lo studio di prefattibilità esamina tre aspetti:
·
i contenuti (infrastrutture e servizi);·
il dimensionamento (superfici e fabbisogno finanziario);·
le modalità di attuazione (formula finanziaria, commerciale, gestionale).Dimensionamento e costi
Su un'area complessiva di 100.000 mq, si prevedono, in fase di avvio, circa 26.000 mq di Slp per un costo di costruzione di circa 50 miliardi (Ipotesi A).
La seconda fase corrisponde alla presenza del maggior numero di attività tra loro integrate (Ipotesi B) e prevede circa 52.000 mq di Slp per un costo di circa 100 miliardi.
La
localizzazione non viene espressamente indicata, ma la prossimità dell'aerostazione viene ritenuta indispensabile.Si segnala al riguardo che il Comune di Vizzola Ticino, con deliberazione N.124 del 22 Luglio 1996, ha approvato con voto unanime il proprio assenso al progetto, precisando che "l'insediamento deve trovare collocazione in un ambito ricompreso tra la struttura aeroportuale (con il suo indispensabile assetto viario) e il borgo storico di Vizzola Ticino, in una corretta continuità urbanistica che veda il rispetto dell'ambiente e l'adeguata valorizzazione dell'antico borgo".
E' necessario comunque sottolineare che la localizzazione sostenuta DI Comune di Vizzola, risulta in contrasto con le previsioni del PTC del Parco del Ticino recentemente adottato.
La
distribuzione architettonico-funzionale prevede l'articolazione in quattro poli: il polo direzionale, il polo alberghiero/congressuale, il polo commerciale/espositivo, il polo merci.La
costituzione e la gestione del T.C. vengono infine affrontate proponendo composizione e compiti dell'Organismo Promotore e indicando le fasi e le modalità di gestione articolate per i diversi centri di servizio.ZONA FRANCA
Con metodologia analoga a quella usata per il Trade Center è stato predisposto il progetto di prefattibilità per la formazione della Zona Franca (ZF).
Lo studio si basa su un'ampia analisi dell'offerta europea delle zone franche, valutandone pro e contro e sulle possibilità di sperimentare per Malpensa la prima ZF aeroportuale secondo i dettami del più recente Regolamento Europeo e della VI Direttiva CEE, con un potenziale vantaggio nei confronti dei concorrenti.
Dato per certo che più favorite saranno le operazioni da extra UE a extra UE, viene studiato il campo delle attività che potrebbero godere dei maggiori benefici: logistica dei trasporti internazionali, elettronica, hi-fi, computers, oreficeria, moda, occhialeria, pelletteria, tessuti, e rnanufatti in seta.
Il
dimensionamento viene previsto in 8.000 mq di Slp come superficie minima per l'avvio delI'iniziativa, sulla base anche della casistica europea e del basso rapporto tra peso (volume)/valore delle merci aerotrasportate.L'area dovrebbe essere suddivisa secondo tre tipologie insediative: Show-rooms e uffici (30%); magazzini per attività commerciali e logistiche (40%), zone per attività di trasformazione (30%).
La
localizzazione ottimale è prevista all'interno della Cargo City, per ovvie ragioni di interconnessione logistica.L
'investimento ipotizzato è di circa 12 miliardi (per la prima fase), escluso terreno e IVA.Considerazioni conclusive:
Il complesso dei progetti considerati, pur con tutti i limiti citati riguardanti in particolare le diverse finalità e il difforme grado di elaborazione e attendibilità, si ritiene vada in ogni caso intesa come risorsa del P.T.A. Risorsa tutta da verificare sul piano della attuabilità, su quello della programmazione e delle priorità e, ancor prima, su quello della coerenza e compatibilità con il processo di pianificazione.
E comunque, in quanto espressione delle diverse progettualità e delle iniziative locali, patrimonio di cui prioritariamente
tener conto nella elaborazione del P.T.A.
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3.0 CONSIDERAZIONI GENERALI
La circoscrizione del Piano Territoriale al cosiddetto "ambito ristretto" è sempre stata sentita come una limitazione e un impoverimento dei compiti del Piano, tenuto conto del fatto che gli effetti di un aeroporto, come detto nel secondo capitolo, travalicano comunque i limiti di un'area locale.
Se questo è vero, è vero anche che è in ogni caso l'ambito locale a subire una serie di vincoli e conseguenze dirette dalla presenza dell'aeroporto.
Tutto ciò necessita di uno studio delle condizioni e delle prospettive che la convivenza con Malpensa pone.
In questo capitolo vengono dunque affrontati quegli aspetti che rappresentano i problemi che incontrano le comunità locali nella utilizzazione e gestione del territorio. A questo fine, sotto l'aspetto metodologico, ci si è attenuti al criterio di documentare lo stato di fatto e di confrontarli con quelli della pianificazione ed eventualmente della progettazione. Tali aspetti in particolare riguardano:
·
la compatibilità tra gli insediamenti esistenti e le eventuali esigenze insediative con i vincoli e i limiti di edificabilità. L’analisi della attuale situazione pone in luce una serie di anomalie e di contraddizioni tra disposizioni normative e realtà esistenti che richiedono un riesame. Tale riesame è inoltre richiesto dalle Amministrazioni locali proprio in occasione della definizione del nuovo assetto operativo di Malpensa.·
L'equilibrio territoriale e ambientale.Viene rappresentata la particolare situazione territoriale in cui sono presenti aspetti di grave degrado, ma anche di grande valore paesistico e ambientale. Il Piano del Parco del Ticino, che interessa la quasi totalità dell'ambito ristretto, rappresenta il riferimento d'obbligo sia per gli aspetti documentativi che per quelli di indirizzo generale per la protezione e l'uso del suolo. Emerge un'ampia e approfondita conoscenza e documentazione dei problemi del territorio soprattutto sotto l'aspetto della tutela ambientale. Il confronto con la situazione insediativa mette in evidenza il problema della ricerca del punto di equilibrio tra le esigenze della pianificazione urbanistica e quello della protezione e valorizzazione ambientale, problema che si pone ancor più evidente alla luce degli effetti che Malpensa comporta sul territorio.
·
Lo studio e la valutazione dell'impatto di Malpensa in ordine soprattutto agli aspetti di ,inquinamento, acustico ed atmosferico in particolare. L'attuale fase di lavoro fornisce gli elementi che aggiornano e documentano lo stato delle analisi, delle misure e delle iniziative connesse a questo aspetto, con attenzione proprio alle conseguenze sul territorio.·
Il contesto urbanizzato e gli aspetti della pianificazione urbanistica comunale.La documentazione che si presenta fa il punto della situazione, evidenziando le caratteristiche e la dimensione dei fenomeni insediativi.
Al proposito è stata costruita una lettura cartografica che, oltre a documentare con grafie omogenee l'attuale stato di pianificazione urbanistica comunale, ha consentito di confrontare le dimensioni dei fenomeni insediativi attuali con quelli previsti, per le funzioni residenziali e per quelle produttive. L'entità complessiva di tali aspetti, estesa all'intero ambito considerato, costituisce di per sè un dato particolarmente significativo nella valutazione delle potenzialità dell'area.
Anche per quanto riguarda la rete viaria è stata predisposta una specifica cartografia che evidenzia, con riferimento ad una situazione aggiornata, l'attuale maglia viaria, distinta secondo il livello gerarchico di legge.
Il confronto con le proposte emerse, prevalentemente dalla pianificazione comunale, fornisce il quadro delle esigenze locali e mette in luce le situazioni più problematiche.
3.1. IL TERRITORIO URBANO
3.1.1. Principali caratteristiche della struttura insediativa urbana
L'asse infrastrutturale del Sempione è l'elemento dominante del territorio considerato. E' attorno a questo stesso asse che si trovano le polarità urbane di livello gerarchico superiore costituite da Busto Arsizio e Gallarate, agganciato al quale si sono sviluppati i Comuni di Cardano al Campo e, in parte, Samarate.
Lungo la direttrice sono inoltre collocati i comuni di Casorate Sempione e Somma Lombardo e, leggermente discosto, Arsago Seprio.
Distanti dal Sempione vi sono le due realtà urbane, tra loro limitrofe, di Femo e di Lonate Pozzolo che si appoggiano alla SP 40. Infine, i Comuni di Golasecca e Vizzola Ticino - defilati rispetto ai principali assi infrastrutturali oggi esistenti - che vivono una realtà insediativa autonoma e che storicamente trovavano il loro riferimento nel corso del fiume Ticino.
Da una lettura più analitica emergono i seguenti elementi tra quelli che maggiormente caratterizzano il sistema insediativo dell'area:
·
la presenza di una polarità diffusa di tipo tradizionale: i centri urbani, storici o meno, tutti dotati di un indiscutibile livello di attrattivitàlocale per l'offerta di servizi - dalle sedi di rappresentanza civica e religiosa ai negozi per i centri minori, oltre a funzioni terziario direzionali e per la fruizione culturale nei due poli gerarchici superiori e per la loro connotazione storica (ambientale. monumentale ecc.);
·
l'esistenza di qualificati centri di servizio alle persone: uffici giudiziari, istituti di credito, centri culturali, ospedali e scuole superiori, che trovano soprattutto sede in Busto Arsizio e Gallarate, e centri per lo sport e il tempo libero: golf presente nel comune di Solbiate Olona, in prossimità di Busto Arsizio, e nuovi centri ippici in Casorate Sempione e Somma Lombardo;·
le presenze storico-ambientali, costituite dai borghi e nuclei di Vizzola, di Tornavento, di Arsago e da singole presenze monumentali come il castello di Somma Lombardo, la rocca di Crenna, frazione di Gallarate, e la chiesa di Arsago;·
uno sviluppo residenziale, che soprattutto nei Comuni di minor dimensione demografica, si è manifestato privilegiando contenute densità e la diffusione di tipologie edilizie a blocchi aperti nelle quali forte è la presenza di edifici mono familiari;·
I'esistenza di un tessuto produttivo robusto e articolato che oltre a sedi industriali storiche, ancorehé in crisi e in trasformazione, quali quelle aeronautiche (Macchi, Agusta, Siai-Marchetti), meccaniche, tessili (Somma Lombardo) vede la presenza di aree occupate da attività industriali-artigianali in tutti i Comuni dell'area; (naturalmente con fenomeni di maggiore concentrazione nei due Comuni polo Busto Arsizio e Gallarate).In questi Comuni l'industria caratterizza fortimente la struttura urbana, con fenomeni del tutto specifici, come nel caso di Busto Arsizio, dove immediatamente a ridosso del nucleo storico si era venuta a foimare, nella fase di prima industrializzazione, una corona di insediamenti a prevalente funzione produttiva, attorno alla quate è cresciuto nel periodo successivo lo sviluppo insediativo residenziale;
·
la recente formazione di polarità terziarie direzionali nel tessuto urbano di Gallarate, tra le quali spiccano il "centro direzionale" le torri di via Marsala e il complesso edilizio in prossimità dello svincolo di accesso all'autostrada A8;·
la diffusione pervasiva di strutture e centri commerciali lungo gli assi stradali principali, nei tratti periurbani della SS del Sempione, soprattutto nei Comuni di Busto Arsizio e Gallarate;·
la localizzazione ed il rafforzamento sulla rete ferroviaria FS, tra i Comuni di Busto Arsizio e Gallarate, di nuovi servizi riservati alla movimentazione delle merci, come il centro intermodale merci e la Dogana.Elemento, infine, di rilievo, che non riguarda direttamente la struttura urbana, ma che ne condiziona sia l'efficienza sia lo sviluppo e l'adeguamento, è quello della forte congestione nella quale versa il sistema della mobilità veicolare.
A fronte di un armatura principale, data dall'asse autostradale A8/9 e dalla riqualificata SS 336 fino all'attuale aerostazione di Malpensa Nord, il resto della rete presenta una situazione fortemente deficitaria già rispetto all'attuale domanda di mobilità; ed un ulteriore aggravamento delle situazioni di congestione è causato dall'insediamento di funzioni a forte attrattività lungo le principali direttrici storiche: SS 33, SS 527 e SS 341.
3.1.2.Le previsioni della pianificazione urbanistica comunale
Il processo di approvazione-revisione dei PRC
Sotto l'aspetto puramente procedurale la pianificazione locale é caratterizzata da un moderato processo dinamico di rinnovamento e
di modifica degli strumenti urbanistici. La tabella 18 fornisce in dettaglio lo stato attuale dell'iter dei P.R.G.Appare evidente che il processo in atto ha ricevuto impulso anche dalla presenza del Progetto di Malpensa 2000, che ebbe avvio nel
1985.(10).Gli strumenti urbanistici degli undici Comuni, infatti, sono stati rinnovati per la quasi totalità nella seconda metà degli anni Ottanta ed ora per alcuni è in corso la revisione.
In particolare si può osservare che:
Busto Arsizio, Casorate Sempione e Ferno si sono dotati di un nuovo piano;
·
Samarate ha in corso di ristesura il P.R.G.;·
Gallarate ha proceduto a dotarsi di una variante puntuale al piano vigente dal 1991 sulle aree speciali attorno alla SS 336, nell'ottica di dare una maggior tolleranza alle previsioni insediative e di favorire una maggior compatibilità con il contesto ambientale;·
Somma Lombardo (con un P.R.G. vigente dal 1981, modificato nel 1987) ha manifestato l'intenzione di dare corso ad una nuova revisione generale del proprio strumento, tralasciando la precedente Variante Generale che la Regione aveva restituito al comune nel 1993 con proposte di modifiche d'ufficio;·
i restanti Comuni sono dotati di strumenti, definiti sul finire degli anni Ottanta o nei primi anni Novanta, chehanno in una certa misura esaurito le proprie potenzialità, ad esclusione di Lonate Pozzolo con un piano approvato sul finire del 1993 e Vizzola Ticino, che ha adottato di recente una variante per la valorizzazione del vecchio nucleo.Contenuti e dimensionamento dell'offerta insediativa
L'analisi effettuata pone in luce le "quantità residue" per lo sviluppo urbano che i PRG, vigenti o adottati, degli undici Comuni consentono ancora rispetto allo stato dell'edificazione esistente al 1994 (data di aggiornamento della Carta Tecnica Regionale 1:10.000).
Dall'insieme dell'indagine, i cui risultati sono evidenziati nella tabella 19, emergono alcuni spunti di rilievo.
·
I P.R.G. dei Comuni considerati, ad esclusione di Busto Arsizio, sono stati elaborati avendo come quadro di riferimento il vigente Piano Territoriale di Coordinamento del Parco del Ticino, nel quale gli stessi Comuni sono compresi. Gli ambiti riservati alle funzioni ed allo sviluppo urbano (zone di Iniziativa Comunale) sono, quindi, il risultato di una mediazione delimitata sulla base di esigenze espresse da livelli gerarchico-istituzionali diversi. Emerge tuttavia una sostanziale e prevalente azione di tutela dei territori agricoli-boschivi e di brughiera, caratteristici dell'area.·
La proposta di "Piano esecutivo d'area Malpensa", elaborata nella seconda metà degli anni Ottanta, con la definizione di alcuni indirizzi strategici di intervento, ha favorito la crescita di aspettative, concretizzate soprattutto da parte dei due Comuni principali (Busto Arsizio e Gallarate), con l'inserimento nelle previsioni di PRG di aree per insediamenti di tipo commerciale, o per terziario generico o di tipo polifunzionale Un ulteriore caso di previsioni sollecitate dalla proposta di Piano territoriale riguarda Lonate Pozzolo, per una destinazione speciale riservata a funzioni turistiche ricettive che è stata annullata nella fase di approvazione del P.R.G da parte della Regione.·
Le "quantità residue", che evidenziano differenti potenzialità per singolo comune, sono da valutare rispetto ad un quadro della pianificazione locale non omogeneo in termini di "anzianità" dello strumento. In questo quadro la situazione di più difficile lettura riguarda Busto Arsizio, il cui P.R.G. ha subito nel lungo iter di approvazione, ancora in corso, diverse modifiche ed integrazioni. In particolare con riferimento alla residenza si rileva che le potenzialità calcolabili riguardano solo le aree libere di espansione (zone omogenee C), mentre una quota significativa, compresa in aree di completamento e soprattutto di trasformazione-recupero, non è stato possibile rilevarla.Sinteticamente i valori dimensionali delle "quantità residue", consentite dalla pianificazione locale sono così evidenziabili.
·
Residenza- Per questa funzione in aree di espansione e di completamento e prevista una volumetria di poco superiore a 3.300.000 metri cubiti, traducibile in circa 8.300 nuovi alloggi. A questo valore si devono aggiungere le potenzialità, tutte da esplorare in termini di attuabilità, previste nell'ambito delle zone definite idi trasformazione urbana dai P.R.G., con particolare riferimento al Comune di Busto Arsizio.
- Limitandosi al valore calcolato di 8.300 nuovi alloggi, si avrebbe un incremento del 12% rispetto al numero di 69.885 abitazioni occupate presenti negli undici Comuni, (ISTAT 1991), e dell' 11 % rispetto al totale dello stock (75.037 abitazioni).
- Sotto il profilo localizzativo la nuova offerta residenziale non prevede aree di forte concentrazione; è piuttosto distribuita nei Comuni, secondo le percentuali esplicitate nella tabella 19 ed è suddivisa in lotti che costituiscono l'ampliamento-completamento del sistema insediativo esistente.
Tale nuova offerta, inoltre, ripropone tipologie edilizie simili a quelle che già caratterizzano il paesaggio urbano dei Comuni, soprattutto quelli di minor peso demografico (in prevalenza basse densità).
- Tra i casi più significativi di un incremento sia in valore assoluto sia in valore percentuale delle previsioni residenziali occorre ricordare Lonate Pozzolo, comune collocato a sud del sedime di Malpensa e fortemente investito dalle zone di rispetto aeroportuali (così come definite dalla delibera della G.R.4/3762 del 1985 a seguito della mappatura delle linee isofoniche rilevate nel 1984 (tav. 12). Al riguardo emerge la presenza di una delle principali aree di espansione entro la zona di rispetto aeroportuale di tipo B, per la quale sono in generale sconsigliate edificazioni per funzioni residenziali.
·
Attività produttive- Per l'insediamento di tali funzioni l'offerta di aree libere risulta pari a circa 2.300.000 mq. La quota maggiore, oltre 700.000 mq, è
presente in Busto Arsizio ed è quasi esclusivamente collocata nella grande zona produttiva, già attuata per il 40%, posta a sud-ovest tra i nuclei di Borsano e Sacconago. Spicca, inoltre, la disponibilità di aree produttive di espansione in Gallarate, pari a circa 400.000 mq, in buona parte concentrate nelle zone comprese tra la ferrovia e l'autostrada AX, a sud del rione Sciaré. In particolare queste aree fanno parte dell'iniziativa approvata dalla Regione per la quale sono previsti finanziamenti finalizzati alla urbanizzazione da parte della Unione Europea.Nel complesso le previsioni rappresentano il 32,5% di incremento rispetto alle aree industriali-artigianali esistenti e confermate dalla pianificazione locale a questa specifica funzione, stimate pari a circa 7.000.000 mq distribuiti sugli undici Comuni come indicato nella tabella 19. 12·
Attività terziarie- Le previsioni, su aree libere e in comparti di trasformazione, per generiche funzioni terziarie o classificabili come polifunzionali, sono presenti in quasi tutti gli undici Comuni. Per queste funzioni si stima una possibilità edificatoria pari a circa 630.000 mq di superficielorda di pavimento (s.l.p.).
Una dimensione non irrilevante, se confrontata con la situazione attuale, nella quale la presenza terziaria è quasi esclusivo appannaggio di attività commerciali che già occupano massicciamente le principali direttrici stradali e nella quale le funzioni direzionali di recente realizzazione non hanno ancora trovato facile mercato.
- Le nuove previsioni si concentrano soprattutto in Busto Arsizio e Gallarate. Nel primo comune si prevede una quota di poco meno di 200.000 mq di s.l.p. - anche a seguito dello stralcio della zona terziaria per attività "grossistica" - collocata in massima parte nel progettato "centro direzionale", riservato in particolare a sedi amministrative, eentro congressi e centro di servizio integrato.
- In Gallarate vi sono previsioni per oltre 270.000 mq di s.l.p. tra le quali si distinguono le aree polifunzionali lungo la SS 336 - oggetto di Variante di P.R.G. in itinere che ha limitato previsioni più consistenti - per le quali sono stati deLmiti più precisi contorni riguardo ad un possibile utilizzo (quota direzionale, attività ricettive, servizi rari ed escluse le funzioni commerciali per la grande distribuzione) ed è stato quantificato il dimensionamento in circa 160.000 mq di s.l.p.
- Il complesso delle previsioni terziarie appare non di immediata e facile attuazione in ragione delle condizioni urbanistiche e procedurali nelle quali le stesse previsioni si collocano. Restano cosl di più fattibile attuazione le previsioni riguardanti aree di non rilevante dimensione, distribuite nei diversi comuni, in prevalenza poste in affaccio sugli assi stradali caratterizzate da un'indistinta funzione terziaria, che può facilmente significare la possibile realizzazione di generiche attività commerciali.
- Infine la possibilità di insediamento di attività connesse al sistema aeroportuale, trova una risposta puntuale nel Comune di Lonate Pozzolo, con previsioni urbanistiche destinate a specifiche funzioni commerciali e terziarie.
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Trasformazione urbanistica- Un ruolo importante è riservato ai processi di trasformazione urbana che interessano in prevalenza i due principali Comuni dell'area Busto Arsizio e Gallarate.
- Le previsioni di trasformazione espresse dai P.R.G. degli undici Comuni, ed evidenziate nelle tavole n• 6 e 7, riguardano complessivamente aree per poco meno di un milione di metri quadri collocate all'interno dei nuclei urbani e quasi interamente occupate da vecchi impianti industriali, in parte dismessi o/e sottoutilizzati.
- Il caso più rilevante di prevista trasformazione riguarda il già citato progetto per il nuovo centro direzionale di Busto Arsizio che dovrebbe sorgere sulle aree attorno alla nuova stazione FNM, prevedendo la non facile sostituzione di una pluralità di impianti ed edifici sottoutilizzati, che occupano circa 302.000 mq di superficie fondiaria.
- Nel comune di Gallarate sono previste iniziative, che, in prossimità della stazione, privilegiano funzioni di interscambio; a queste si aggiungono altre due previsioni di trasformazione per funzioni per lo più terziarie, in aree situate in prossimità del nucleo storico centrale.
3.2 IL TERRITORIO EXTRA URBANO: AMBIENTE, PAESAGGIO E PARCHI
L'aeroporto di Malpensa è situato su un terrazzo di origine fluvio-glaciale appartenente all'ambito paesistico dell'alta pianura asciutta confinante ad est con la valle fluviale del Ticino e a nord con le prime propaggini moreniche del sistema collinare.
La tutela dell'ambiente e del paesaggio circostante l'aeroporto è affidata al Parco Regionale della Valle del Ticino' entro il quale il sedime aeroportuale è interamente compreso.
Per contro, il lato orientale dell'area di Malpensa è contiguo alla massiccia conurbazione della statale Sempionese che ha come centri di riferimento, nell'area di studio. i Comuni di Gallarate e Busto Arsizio, in continuità con Castellanza e Legnano. Attorno a questa direttrice si sono sviluppate conurbazioni anche tra i Comuni minori in particolar modo nella fascia di pianura asciutta (Lonate Pozzolo, Ferno, Samarate) dove le condizioni dei terreni ed un'agricoltura di scarsa rilevanza produttiva, hanno reso più facile e conveniente il consumo di suolo rispetto all'area collinare.
Il Piano d'area si trova dunque a confrontarsi con due situazioni che si pongono in rapporto quanto mai problematico con la natura stessa e le esigenze di un grande aeroporto internazionale: da un lato un'area di grande pregio paesistico e di necessaria tutela naturalistica e dall'altro un territorio già fortemente compromesso da insediamenti urbani.
Il Parco Lombardo della valle del Ticino
ha recentemente (maggio 1996) adottato una Variante generale al piano Territoriale di Coordinamento (tav. 8) che, nella sostanza, adegua il PTC vigente alle nuove norme statali e regionali sui parchi. soprattutto per quanto concerne la distinzione in:·
zone della massima tutela della naturalità concentrate lungo la valle fluviale, interne ad un perimetro di Parco naturale o in particolari aree di riserva parziale (geologica, botanica, ecc);·
zone agricole a differenti gradi di tutela, paesistica (area collinare), forestale (pianura asciutta), agricola (pianura irrigua);·
altre aree, con destinazioni puntuali, tra cui le aree per l'Iniziativa Comunale orientata, aree di recupero di degradi, ecc.Il Parco del Ticino è inoltre dotato di Piano di Settore dei Boschi (approvato con Delibera del C.R. 20 marzo 1990).
Al Parco appartengono dieci degli undici Comuni coinvolti dal Piano d'Area: l'unico comune esterno è Busto Arsizio.
Il P.T.C. del Parco pone il limite di Parco Naturale in aderenza al lato occidentale dell'aeroporto. Le riserve perifluviali e le loro aree di rispetto sono concentrate all'interno della valle del fiume a partire dal grandi canali, Villoresi e Naviglio Grande che scorrono lungo la scarpata principale. Tra quest'ultima ed il limite di Parco Naturale è disposta, a protezione della valle, un'area agricola di prevalente interesse faunistico, costituita da zone boscate alternate a zone coltivate. Con le normative di questa zona devono confrontarsi gli interventi, soprattutto infrastrutturali, necessari a completare l'insediamento aeroportuale. Le misure di mitigazione di tali interventi, da concordare con il Parco, sono soprattutto rivolte alla ricerca, oltre che del migliore inserimento delle opere, di interventi di compensazione.
In quest'ultima area, e in corrispondenza con l'accesso all'aeroporto, il Piano del Parco segnala la necessità di tutela storico-paesistica del vecchio nucleo di Vizzola e delle aree agricole che ne costituiscono il contesto.
Altro elemento di problematicità, in relazione al prolungamento della SS 336 verso sud, è rappresentato dalle aree contigue allo spigolo sud-ovest del sedime aeroportuale, dove la scarpata principale della valle fluviale è molto vicina alla strada provinciale esistente (SP 52) ed è inoltre indebolita dalla presenza di una area di degrado costituita da una cava dismessa.
I territori che appartengono
alla fascia collinare al di fuori delle aree di Iniziativa Comunale, vengono nonnati come aree agricole di preminente interesse paesaggistico L'interesse è rivolto soprattutto alla conservazione e valorizzazione degli elementi geomorfologici e delle aree boscate di pregio che ne caratterizzano il paesaggio, alcune delle quali sono perimetrate come Riserve parziali botanicoforestali.Le zone di interesse paesistico del Parco non sono a diretto contatto con l'aeroporto, ne costituiscono il paesaggio lontano, filtrato dalla
conurbazione degli abitati di Somma Lombardo, Arsago Seprio e Casorate Sempione.Tale situazione è caratteristica di tutta la prima fascia collinare, dentro e fuori dal Parco, anche se la conurbazione dei centri minori a
partire da Gallarate lungo la ferrovia e l'autostrada per Varese, nella valle dell'Arno, ne ha attenuato la lettura.Il territorio extraurbano dell'
alta pianara asciutta, è sostanzialmente connotato dalla presenza delle brughiere residue dei terrazzamenti e di boschi di scarso pregio naturalistico per la dominante presenza di specie come la robinia o il prugnolo tardivo, ma di elevato valore ecologico (per altro tutelati anche dalla L.431/85) anche ai fini del l'attenuazione del l'impatto dell'aeroporto sugli insediamenti esistenti.Il territorio è formato dal Parco come area agricola di preminente interesse forestale.
In quest'area l'espansione dei centri urbani è avvenuta con forti consumi di suolo in relazione sia alla tipologia residenziale preferita,
la casa unibifamigliare con giardino, sia alla proliferazione di piccoli e medi impianti industriali e, in posizione più ravvicinata alle grandi strade di comunicazione, di grandi centri commerciali e terziari. I gravi fenomeni di dissesto idrogeologico provocati dalle conurbazioni lungo i corsi dell'Arno, del Rile e del Tenore, si manifestano con esondazioni incontrollate soprattutto nell'alta pianura (parag.3.3).
I consumi di suolo, per gli 11 Comuni direttamente interessati dal Piano d'Area sono rappresentati nella tabella 20.
L'aeroporto è circondato, a nord e a sud (demanio militare) da un'ampia fascia di brughiera alternata a bosco, per la quale si sottolinea l'esigenza di un attento consolidamento in funzione dei coni di volo, ma anche in termini di compensazione per gli inevitabili impatti sulla vegetazione presente creati dal potenziamento del servizio aeroportuale.
Sul lato sud-orientale la vicinanza degli abitati di Lonate Pozzolo, Ferno e cascina Costa di Samarate, posti su un terrazzamento rilevato rispetto a quello di Malpensa, suggerisce la conservazione ed il potenziamento delle superfici boscate che ne sottolineano la scarpata, oggi in condizioni precarie, in relazione anche a quanto indicato nello Studio di Impatto Ambientale del collegamento ferroviario FNM e Saronno-Malpensa.
Nell'ambito dello stesso Studio, il Parco del Ticino, ha richiesto la piantumazione, per compensazione dei boschi attraversati dalla linea ferroviaria, di un'area posta nella valle dell'Arno, tra Samarate e Ferno. La ripiantumazione di questa zona, e la conservazione della fascia boscata. ad essa parallela, tra Samarate e Busto Arsizio sono altri elementi da mettere in gioco nella riqualificazione generale del territorio attorno all'aeroporto.
Al di fuori del Parco del Ticino, un ulteriore segnale della necessità di difendere le poche aree libere boscate tra gli edificati dell'alta pianura è rappresentato dalla recente richiesta, da parte dei Comuni della zona, di riconoscimento di alcuni parchi locali di interesse
sovracomunale: il parco dell'Alto Milanese di Busto, Castellanza, Legnano, il parco delle Rogge di Magnago, il parco del Roccolo più a sud.Infatti la
struttura agraria, per le caratteristiche dei suoli e per l'eccessivo frazionamento dei terreni, e, di conseguenza, per lo scarso peso economico, non è quasi più in grado di rappresentare e sostenere il ruolo di caratterizzazione dell'ambiente e del paesaggio degli spazi aperti.Le condizioni della struttura agraria del territorio compreso nella tavola 8, esaminate attraverso la lettura dei dati del Censimento dell'Agricoltura del 1990 sono rappresentate dalla tabella 21 nella quale i dati sono rappresentati in forma percentuale.
Si può quindi parlare di territorio agricolo solo nel caso della pianura irrigua, mentre nelle altre due fasce il valore agricolo delle aree coltivate è legato alla sola puntuale sopravvivenza delle aziende di maggiore capacità.
Per contro ed in aderenza a quanto proposto dal piano del parco del Ticino sembra corretto sottolineare il valore paesistico delle aree agricole della fascia collinare, il valore "ecologico" delle aree agricolc di pianura asciutta e, di conseguenza, la necessità di conservare e rafforzare la presenza delle aree boscate, ed, ovviamente, la tutela della continuità e dell'integrità delle aree agricole della pianura irrigua.
La SEA ha presentato un
piano del verde di Malpensa 2000 (fig. 10), nel quale, con l'apporto dell'Azienda Regionale delle Foreste della Lombardia, si prospettano da un lato le sistemazioni, a carico della SEA, delle aree verdi all'interno del sedime aeroportuale e dall'altro gli indirizzi per le opere di compensazione da realizzare, in convenzione con il Parco, nelle immediate vicinanze dell'aeroporto.Le indicazioni del piano si possono riassumere, in accordo con la relazione tecnica presentata, in:
•
opere di riqualificazione paesaggistica per le aree di maggior impatto visivo derivante dai lavori di ampliamento dell'aeroporto e delle infrastrutture connesse; tali opere riguardano direttamente il sedime aeroportuale e le aree coinvolte nell'ampliamento o nella sistemazione della viabilità di accesso;•
opere di riqualificazione forestale per le aree attualmente boscate, interessate da lavori o gravate da servitù per la navigazione aerea;•
opere di riqualificazione naturalistica principalmente per le aree di brughiera circostanti l'aeroporto;•
opere di compensazione volte soprattutto a creare "corridoi" di verde tra l'area del terrazzo di Malpensa, I'area del torrente Arno ed i boschi della pianura asciutta di Samarate.Il Piano d'Area, in accordo con il Parco del Ticino, dovrà soprattutto tener conto delle proposte per le opere esterne al sedime aeroportuale al fine di inserirle nel quadro territoriale più ampio della complessiva riqualificazione paesistica e ambientale della porzione di territorio interessata.
3.3. VULNERABILITÀ E RISCHI AMBIENTALI
3.3. 1. Premessa
L'area con cui deve confrontarsi il progetto Malpensa 2000 è caratterizzata dalla presenza del Parco del Ticino, all'interno del quale sono compresi, anche per scelte strategiche della politica urbanistica regionale, centri urbani di notevole dimensione, grandi infrastrutture, poli industriali e tecnologici e situazioni di grave compromissione ambientale.
Gli interventi connessi al razionale sviluppo dell'aerostazione (costruzione o potenziamento di strade, ferrovie, linee di rifornimento energoico e di scarico dei reflui) vanno perciò realizzati nell'ottica della possibilità di far convivere, all'interno di un'area protetta, presenze naturalistiche e paesaggistiche di grande pregio ed impianti tecnologici e infrastrutture di avanguardia, con l'obiettivo di evitare il degrado delle condizioni di vita dei residenti, già oggi considerate, dal punto di vista igienico e ambientale, a livelli medio-bassi.
Allo scopo di realizzare un intervento secondo il rispetto e la corretta valutazione dei valori ambientali dell'area, la SEA ha commissionato uno studio di impatto ambientale, redatto negli anni 1986/87, in seguito al quale ha stipulato, il 3/11/1988, un protocollo di intesa con la Regione Lombardia per la definizione di concrete iniziative, di cui si dirà nei paragrafi successivi, finalizzate al miglior inserimento paesaggistico-ambientale del nuovo aeroporto e alla mitigazione e/o compensazione degli impatti causati dalla realizzazione di Malpensa 2000.
3.3.2. Inquadramento geomorfologico
Dal punto di vista morfologico l'area considerata si divide in due settori ben differenziati: il settore settentrionale, a nord della linea del Sempione. a morfologia collinare costituito in prevalenza da depositi morenici e da pianali ferrettizzati, complessivamente poco permeabili; il settore meridionale, costituito dalla pianura terrazzata di origine alluvionale, caratterizzata da un elevato grado di permeabilità.
L'aeroporto di Malpensa è situato su una vasta area dell'alta pianura asciutta; la zona ovest dell'aeroporto (Golasecca, Coarezza, Maddalena, Vizzola Ticino e Tornavento) rappresenta la valle fluviale del Ticino propriamente detta, che risulta scavata nel piano fondamentale della pianura ed è incisa, oltre che dal corso del Ticino, dai grandi canali irrigui navigabili (canale Villoresi e canale Industriale).
La zona nord (Somma Lombardo e Arsago Seprio), compresa nella fascia delle colline moreniche, rappresenta dal punto di vista morfologico e naturalistico un ambito di rilevante valore, caratterizzato da ampie fasce boscate e da un sistema idrogeologico particolarmente fragile.
Ad est di Malpensa si trova la grande conurbazione di forma semicircolare, costituita dagli abitati di Somma Lombardo, Casorate Sempione, Cardano al Campo, Samarate, Gallarate, Ferno e Lonate Pozzolo e caratterizzata da situazioni di degrado tipiche delle aree urbane.
La zona sud dell'aeroporto, oltre l'abitato di Lonate Pozzolo, è caratterizzata dalla pianura irrigua, con presenza di centri urbani maggiormente aggregati e attività agricola ancora fiorente. Tale territorio presenta tuttavia forti compromissioni ambientali, dovute alla presenza di enormi poli estrattivi e dell'area di spagliamento del torrente Arno.
3.3.3. Le aree di spagliamento dei torrenti Arno, Rile e Tenore
Il problema dello spagliamento dell'Arno, unitamente a quello dei torrenti Rile e Tenore, rappresenta il fenomeno negativo di maggiore evidenza ed impatto nell'area della Malpensa.
Le motivazioni della gravissima situazione di compromissione ambientale e sanitaria che si è creata, risiedono principalmente nella peculiarità del sistema idrologico e morfologico del territorio che gravita sui tre torrenti, che sono privi di un recapito terminale e che pertanto smaltiscono le proprie acque mediante dispersione su ampie superfici, facilitati anche dalla tessitura geologica del territorio, costituita da depositi alluvionali ad alta permeabilità.
I torrenti in questione hanno nel settore settentrionale dell'area in esame la zona di alimentazione e di scorrimento, incanalato in bacini ben definiti. All'arrivo in pianura lo scorrimento è ridotto alla sola asta principale che, con l'ulteriore addentrarsi in pianura, tende scomparire totalmente.
Il Rile e il Tenore si disperdono attualmente tramite tre grossi bacini artificiali situati tra la superstrada della Malpensa e l'autostrada Milano-Varese, in un'area compresa fra i Comuni di Cassano Magnago e di Busto Arsizio, la cui costruzione si è resa necessaria negli anni '80, visti i continui fenomeni di allagamento della superstrada e della linea ferroviaria Milano-Gallarate.
Il torrente Arno si disperde invece in un'ampia zona di impaludamento compresa fra il comune di Lonate Pozzolo e il comune di Castano Primo.
Il progressivo sviluppo delle infrastrutture urbane ed industriali, che ha determinato da una parte l'aumento della superficie impermeabilizzata e dall'altra l'aumento degli scarichi fognari, ha causato un notevole incremento delle portate dei tre torrenti sia in periodo di asciutta, sia in periodo di pioggia. Anche la qualità delle acque è notevolmente peggiorata in funzione della mancata depurazione
degli scarichi reflui recapitanti nei tre torrenti. Questo ha comportato che le vasche volano del Rile e del Tenore si siano tramutate in stagni maleodoranti, che costituiscono un pericolo per la falda sottostante in quanto smaltiscono nel terreno acque non depurate.
Anche le aree di spagliamento del torrente Arno si sono ampliate nel tempo, arrivando a minacciare l'abitato di Castano Primo, interrompendo la viabilità minore (strade Turbigo-Lonate e Castano-Lonate) e creando una immensa devastazione ambientale nelle aree impaludate. Allo stato attuale le "Paludi dell'Arnetta" coprono oltre 300 ha di territorio; in assenza di una soluzione il fenomeno sembra inarrestabile, anche a causa dell'azione impermeabilizzante delle sostanze inquinanti contenute nelle acque dell'Arno, che impedisce la dispersione nel sottosuolo.
La costruzione e l'entrata in funzione del depuratore di S. Antonino Ticino (in comune di Lonate Pozzolo) che riceve gli scarichi fognari della maggior parte dei Comuni situati lungo il corso dell'Arno, ha migliorato la qualità delle acque che vengono recapitate nel torrente, ma non ha risolto pienamente il problema; rimangono infatti ancora attivi numerosi scarichi non depurati di Comuni ed aziende e rimane ancora aperta la questione del recapito finale del torrente.
La Regione Lombardia nel frattempo ha studiato le soluzioni progettuali più adatte per risolvere i problemi idraulici ed ambientali delle aree soggette al disperdimento delle acque di rifiuto e meteoriche del torrente Arno.
Con deliberazione n. 1i/45632 del 31/7/1989, la Giunta Regionale ha approvato la soluzione che prevede tra gli altri interventi:
- il riutilizzo per fini irrigui delle acque depurate dell'impianto di S. Antonino Ticino attraverso una rete di collettori del Canale Villoresi;
- l'invio delle acque depurate in uscita dall'impianto, per la parte non riutilizzata in agricoltura, al Canale Marinone nella valle del Ticino, previo affinamento depurativo mediante fitodepurazione, bilanciamento delle portate e recupero energetico.
Parallelamente a tali iniziative, la Regione Lombardia ha predisposto anche il progetto esecutivo per la bonifica e la sistemazione idraulica del torrente Amo e delle zone di spagliamento.
Il quadro dei dissesti conseguenti agli ultimi eventi alluvionali, che hanno interessato i Comuni attraversati dai torrenti Arno, Rile e
Tenore e dal fiume Olona, ha posto con urgenza la necessità di attivare misure finalizzate a salvaguardare e ripristinare la capacità di invaso e la dimensione delle aree di espansione naturale delle piene fluviali.
A tale scopo l'Autorità di Bacino del fiume Po, con la deliberazione del 17/7/1996, ha sottoposto a vincolo di non edificazione, per motivi idraulici ed idrogeologici, le fasce di territorio limitrofe alle aste dei corsi d'acqua, con la finalità prevalente di mantenere la loro naturale funzione di laminazione delle piene e di evidenziare lo stato di rischio per esondazione. Le misure di salvaguardia adottate hanno validità per un periodo non superiore ai tre anni, in attesa della predisposizione e approvazione dei relativi piani stralcio di bacino (ai sensi della legge 183 del 18/5/1989).
3.3.4. Collettamento, depurazione delle acque e tutela della falda acquifera
Nel territorio in esame opera attivamente da anni il Consorzio di risanamento dei torrenti Arno, Rile e Tenore che sta progressivamente realizzando il proprio schema depurativo.
Lo schema intercomunale previsto nel Piano di Risanamento delle Acque (PRA) per il settore collettamento e depurazione, attualmente in fase di redazione da parte della Provincia di Varese, recepisce quanto già attuato dal Consorzio e ne sviluppa gli interventi ancora in fase di progettazione.
Lo schema depurativo si basa su un unico grande impianto localizzato nel Comune di Lonate Pozzolo, in località S. Antonino Ticino.
Tutti i Comuni del Piano d'Area, ad eccezione di Somma Lombardo (con proprio impianto), Golasecca (con due piccoli impianti) e Vizzola Ticino (per il quale il PRA prevede la realizzazione di un impianto autonomo), recapitano le proprie acque reflue al depuratore di S. Antonino.
Il Piano di Risanamento provinciale prevede di abolire, entro il 2016, 1'impianto comunale esistente di Arsago Seprio e l'impianto privato di depurazione della Malpensa, mantenendolo solo per quanto riguarda i pretrattamenti.
L'allacciamento dell'aeroporto con S. Antonino comporterà la realizzazione di un collettore fognario della lunghezza di 4,3 km, che si svilupperà tutto in territorio di Lonate Pozzolo. La Sea finanzierà le opere necessarie al potenziamento dell'impianto, in funzione del maggior carico indotto dall'aeroporto. Per quanto riguarda la tutela della falda acquifera, la SEA ha finanziato lo studio di un Piano delle Acque, coinvolgendo anche la Regione Lombardia, il Parco del Ticino e l'Usl competente, per conoscere le caratteristiche idrogeologiche dell'intero bacino della Malpensa, le sue potenzialità idriche, i gradi di protezione naturale e di compromissione ambientale, le possibilità di captazione, in previsione della realizzazione di Malpensa 2000. Dai risultati dello studio è emerso che i consumi indotti dall'attività aeroportuale sono compatibili con la disponibilità di risorse idriche dell'area, sia in termini quantitativi, che qualitativi. Il Piano SEA prevede inoltre la realizzazione di un sistema di controllo della qualità delle acque di falda, al fine di evidenziare in tempo reale la presenza di inquinanti nelle falde e di individuare i possibili focolai di inquinamento.
3.3.5. Inquinamento atmosferico
Lo studio dell'inquinamento atmosferico richiede un'analisi su ampia scala, che tenga conto in modo adeguato dei fenomeni di trasporto e dispersione degli inquinanti. In questo senso si è mossa la Regione Lombardia, che, con la deliberazione della Giunta Regionale n. V/14606 del 5/l l/91, ha individuato i bacini omogenei per l'inquinamento atmosferico.
In particolare l'area in studio rientra nella zona di Busto Arsizio-Legnano, dove sono presenti numerose postazioni fisse per il monitoraggio della qualità dell'aria, appartenenti in parte alla Rete di Rilevamento della Provincia di Milano ed in parte a quella di Varese; ad esse vanno aggiunte le due centraline di Turbigo e Rho per la caratterizzazione meteorologica della parte meridionale dell'area.
Dall'analisi degli standard di qualità dell'aria e dallo studio degli andamenti annuali, settimanali e giornalieri dei principali inquinanti rnonitorati nelle stazioni fisse, si è subito riscontrata una forte omogeneità di valori per il biossido di zolfo, tutti alquanto distanti dal valore limite previsto dal D.P.R. n.233/88 (il 98• percentile delle misure orarie di un anno non deve superare i 250 microgramrni/mc).
Esaminando gli inquinanti maggiormente imputabili al fattore traffico (NO2 e CO), si rileva la presenza di una zona fortemente critica nell'intorno più prossimo all'autostrada A8 Milano-Varese; nelle centraline di Legnano e Gallarate, infatti, si hanno superamenti del valore limite del biossido di azoto (98• percentile delle misure orarie di un anno pari a 200 microgrammi/mc), mentre per quanto riguarda il monossido di carbonio, si riscontra una situazione relativamente pesante a Busto Arsizio, con numerosi superamenti (sia nel 1992 che nel 1993) della soglia consentita pari a lO mg/mc sulla media di otto ore.
Merita un breve cenno la situazione dell'altro inquinante secondario monitorato, l'ozono. La zona da Saronno a Gallarate presenta, per questo inquinante, valori abbastanza critici. La spiegazione è da ricercarsi nel fatto che quest'area è sottovento, nelle ore soleggiate all'area metropolitana milanese ed in quelle notturne alle vallate lacustri, zone rispettivamente ricche di ozono.
Da queste considerazioni si giunge alla conclusione della primaria importanza del traffico quale fonte di inquinamento atmosferico ed è pertanto in quest'ottica che occorre intervenire con misure di mitigazione, sia in termini di disincentivazione all'uso dell'autoveicolo, sia in termini di fluidificazione del traffico congestionato, sia infine, in mancanza di ulteriori rimedi, in termini di realizzazione in aree particolarmente sensibili (aree urbane o di pregio naturale-paesistico) di "barriere-filtro".
Per testare la qualità dell'aria della zona circostante l'aeroporto la SEA utilizza modelli approvati dalla Federal Aviation Administration; in particolare lo studio delle emissioni r.guarda sia il traffico aereo, che quello stradale e i fumi della centrale tecnologica. Peraltro studi e ricerche svolti nel corso degli anni e in diversi paesi hanno evidenziato che l'attività di trasporto aereo porta ad emissioni di ossidi di azoto pari, nel peggiore dei casi, al 2% delle emissioni terrestri.
Per tutelare la qualità dell'aria, la SEA ha previsto per la centrale tecnologica per la produzione dell'energia elettrica e termica a servizio dell'aeroporto, l'alimentazione a metano e il recupero di energia attraverso il sistema della cogenerazione.
Per limitare il movimento di mezzi pesanti all'esterno e all'interno del sedime aeroportuale, il rifornimento degli aeromobili avverrà direttamente dalle raffinerie e depositi di Rho e Trecate attraverso una "pipeline", la cui sicurezza sarà garantita da un continuo e costante monitoraggio.
3.3.6. Inquinamento acustico
La principale sorgente di inquinamento acustico dell'area è rappresentata dall'aeroporto, ma occorre considerare anche il notevole apporto, in termini di rumore prodotto, dei maggiori assi stradali della zona.
L'autostrada Milano-Varese, la SS del Sempione e la Superstrada della Malpensa hanno, infatti, raggiunto un livello di carico (veicoli/giorno) tale da rendere non trascurabile la componente traffico stradale nell'analisi complessiva e nella ricerca delle soluzioni al problema "rumore". Per quanto riguarda il rumore direttamente imputabile alla Malpensa, la Regione Lombardia ha individuato con la deliberazione della Giunta Regionale n. 4/3762 del 3/12/1985 i criteri per il tracciamento delle "curve di esposizione al rumore" determinato dalla attività aeroportuale e per l'individuazione delle relative zone di rispetto; di quest'ultime si tratterà in particolare nel parag. 3.5.
Le linee isofoniche (relative ai valori di 75, 77, 82 e 87 Wecpnl) riguardanti l'aeroporto di Malpensa e approvate dalla Regione Lombardia sono state rilevate nel 1984 (tav. 12).
Negli anni successivi, nonostante i cambiamenti avvenuti nel traffico aeroportuale (nuove rotte, aumento del numero di voli, specializzazione delle piste di decollo e di atterraggio, ecc), la Regione non ha deliberato il conseguente aggiornamento delle linee isofoniche.
Attualmente, perciò, i Comuni interessati dal rumore aeroportuale (in particolare Somma Lombardo, Arsago Seprio e Lonate Pozzolo) devono ancora fare riferimento alla situazione rilevata nel 1984. Nel frattempo la Provincia di Varese, nell'ambito dell'attuazione del progetto DISIA "Sistema di monitoraggio dell'inquinamento acustico per l'aeroporto Malpensa" e della Convenzione stipulata tra Regione Lombardia, SEA e la Provincia stessa, ha predisposto il progetto esecutivo del sistema di monitoraggio del rumore nelle aree urbane facenti capo all'aeroporto di Malpensa (Comuni di Somma Lombardo, Arsago Seprio, Ferno e Lonate Pozzolo).
Tale sistema dovrà consentire di separare l'evento sonoro legato ad un sorvolo di aeromobile dal rumore di fondo o residuo dell'area in cui la centralina di rilevamento è collocata, cosi da scindere il rumore di origine aeronautica dal rumore residuo e valutare l'eccedenza del primo sul secondo.
Il sistema di monitoraggio del rumore è permanente ed è strutturato a rete con centrali ne periferiche dislocate sul territorio (8 centraline, di cui 6 dedicate esclusivamente alla rilevazione del rumore e 2 munite anche di una stazione micrometeoclimatica) collegate ad un Centro di Controllo istituito presso la Provincia di Varese.
La SEA ha inoltre affidato all'Istituto Battelle un nuovo studio riguardante la qualità ambientale dell'area interessata da Malpensa e il carico inquinante riconducibile alla attività aeroportuale, in particolar modo per quanto riguarda l'inquinamento acustico ed atmosferico.
A conclusione di tale studio la SEA fornirà una specifica valutazione dei fenomeni studiati e un rapporto circa i più aggiornati strumenti di valutazione. Il risultato più atteso dello studio Battelle è il tracciamento delle nuove curve isofoniche relative alla situazione a regime di Malpensa 2000 (massimo numero di voli e nuove rotte che evitino il sorvolo delle aree più densamente abitate) e la definizione dei conseguenti nuovi vincoli sul territorio.
Attualmente la situazione normativa di riferimento è in attesa di completa definizione, in quanto, a seguito della Legge Quadro sul rumore (n.447 del 26/10/1995), il Ministero dell'Ambiente ha emesso, nel mese di ottobre 1996, due decreti legislativi che, da una parte disciplinano l'attività aeroportuale (divieto di volo nelle ore notturne, nuove procedure di decollo ed atterraggio, ecc), dall'altra definiscono un diverso indice di rilevamento del rumore (LAV), nuovi livelli di riferimento (60, 65, 70) e nuove zone di rispetto.
L'obiettivo della massima tutela ambientale sarà perciò raggiungibile solo a seguito del completamento dell'iter legislativo dei due decreti.
3.4. LA RETE DELLA MOBILITA’
3.4.1. La maglia di livello intermedio come questione cruciale
Il sistema della mobilità dell'area Malpensa è basato sulle grandi direttrici di collegamento all'aeroporto e sulla rete dei collegamenti stradali e di trasporto pubblico di livello intermedio, con quest'ultima che assolve la funzione di garantire la connessione tra le grandi arterie e il sistema capillare di alimentazione dei tessuti urbani.
La riorganizzazione-riqualificazione della rete di livello intermedio dovrà essere un punto di forza dell'assetto urbanistico e ambientale dell'area intercomunale di Malpensa e un compito primario del Piano. Ai fini del nuovo disegno di rete saranno determinanti la domanda attuale di trasporto e la nuova domanda generata dalle relazioni che il sistema urbano locale dovrà instaurare con la "città aeroportuale", come pure saranno determinanti le nuove connessioni che si verranno ad instaurare con gli interventi sulla grande armatura (assi e svincoli autostradali, collegamenti ferroviari e relativi nodi di interscambio).
3.4.2. Trasporto pubblico ferroviario
Attualmente l'asse portante del trasporto pubblico della zona è costituito dalla linea FS Milano-Gallarate, a doppio binario, sulla quale operano sia i servizi locali-regionali, sia i servizi internazionali (Sempione).
L'offerta di trasporto, già oggi di buon livello, è destinata a migliorare ulteriormente in termini quantitativi e soprattutto qualitativi (confort, regolarità, frequenza) con lo sviluppo a pieno regime del SFR (Servizio Ferroviario Regionale).
I benefici maggiori si avranno sulla tratta interessata dal servizio di tipo comprensoriale (a più alta frequenza): Gallarate-Milano (passante ferroviario) Treviglio. La stazione di Gallarate, snodo tra le linee del Sempione. per Varese e Luino, e oggi servita da ben 60 treni/giorno per direzione (34 locali, 17 diretti, 9 intercity), consoliderà il suo ruolo di nodo primario del sistema dei trasporti regionali.
La zona è inoltre attraversata dalla linea FNM Novara-Busto Arsizio-Saronno, a semplice binario e con una discreta offerta di servizio ( 19 treni locali/giorno per direzione).
Con l'entrata in esercizio del collegamento ferroviario Milano-Malpensa, quest'ultima linea e, più in generale, la dotazione di trasporti pubblici dell'area subiranno radicali innovazioni.
Dal capoluogo milanese (da Cadorna a partire dal 1998 e da Centrale-Garibaldi nel 2001) sarà possibile raggiungere l'aeroporto con un treno espresso ogni 20-30 minuti e sulla stessa linea funzionerà un servizio comprensoriale, con elevata frequenza che interesserà tutte le stazioni (Ferno Lonate, Busto Arsizio Castellanza, Rescaldina e Saronno, ecc.).
Per quanto riguarda la tratta delle FNM (Vanzaghello-Novara) non interessata dal collegamento su Malpensa, si è già detto che la stessaverrà valorizzata con la ristrutturazione del nodo di Novara, in funzione dello sviluppo del trasporto merci (Cargo city di Malpensa e "gronda" merci a nord di Milano), ma anche con la possibilità di incrementare il servizio viaggiatori.
3.4.3. Rete stradale
La funzionalità della rete stradale ordinaria è notevolmente compromessa da una parte per effetto della consistenza dei volumi di traffico da smaltire, dall'altra per effetto della presenza di numerosi attraversamenti di centri abitati lungo i principali itinerari. Situazione quest'ultima che si ripercuote negativamente sulla qualità e sulla sicurezza dell'ambiente urbano.
Le situazioni di maggior criticità si registrano indubbiamente lungo le tratte urbane delle strade statali 33 e 527, rispettivamente a Gallarate (32.000 veicoli/giorno) e a Busto Arsizio (32.000 veicoli/giorno). Critiche sono anche le condizioni di altri tratti di strade statali: la 336 a Somma Lombardo (16.000 v/g), la 527 a est di Lonate Pozzolo (13.000 v/g), la 341 a Samarate (19.000 v/g).
Tra le strade provinciali maggiormente congestionate si segnalano: la SP 20 da Cassano Magnago a Busto Arsizio (19.000 v/g), la SP 26 da Besnate a Gallarate (16.000 v/g).
In realtà, se si considera che i dati sono riferiti a rilievi effettuati nel 1989, la situazione ad oggi si presenta ben più grave e preoccupante
di quella sopra descritta. 13Per quanto riguarda le prospettive di sviluppo dell'offerta infrastrutturale, è stata effettuata un'analisi, i cui risultati sono riportati nella tavola 10, delle diverse proposte d'intervento sulla rete stradale. Si tratta di un insieme alquanto eterogeneo, che comprende sia progetti certi e ormai definiti (il IV lotto della 336 e le opere stradali connesse alla realizzazione del collegamento ferroviario per Malpensa), sia proposte che sono pervenute ad uno stadio intermedio di maturazione e definizione (per iniziativa di Comuni, CUV,
Provincia, Regione,ANAS), sia ipotesi ancora solo abbozzate e comunque da verificare, contenute in documenti più o meno ufficiali di pianificazione a livello comunale o sovracomunale. Ovviamente questo insieme di progetti e proposte è ben lontano dal rappresentare un assetto razionale di rete, ma costituisce una base di riferimento che dovrà essere valutata criticamente, per arrivare a formulare delle scelte e a costruire un disegno coerente di Piano.
Gli elementi che fanno parte dello schema della grande rete di collegamento a Malpensa (tav. 3) sono stati riportati alla scala locale (tav. 10), in modo tale da rendere più immediata ed agevole l'analisi-verifica dei tracciati in relazione alle compatibilità ambientali e alle esigenze di assetto urbanistico.
Emerge con evidenza la problematicità ambientale della ipotesi di collegare Malpensa nord con l'autostrada A8-A26, sia nella recente proposta di raccordo a Besnate, sia nella vecchia soluzione impostata sulla variante della 336 a ovest di Somma Lombardo. Non meno problematica è la questione della connessione tra la BoffaloraMalpensa e la Gronda Intermedia, con le due ipotesi alternative di tracciato: Regione-Anas e Provincia di Milano.
Per quanto riguarda la viabilità ordinaria, alcune previsioni d'intervento appaiono consolidate, come le tangenziali ovest di Gallarate e Busto Arsizio, la variante di Arsago Seprio della SP 49, la variante di Ferno della SP 40, anche se quest'ultima presenta ancora alcuni elementi di incertezza, per quanto riguarda le connessioni con il nodo ferroviario di Ferno-Lonate.
Ancora da definire risultano i tracciati della SP 19 (Gorla Maggiore-Legnano) e della nuova tangenziale ovest di Legnano (dalla SS 527 in Castellanza alla SP 12 a confine con S. Giorgio S.L.). Qualche elemento di problematicità si evidenzia per la variante di Samarate della SS 341, per il tratto nord di connessione con la SS 336. Del tutto incerti e approssimativi sono i tracciati relativi al nodo di Somma Lombardo, indicati dal CUV e dal PRG comunale, a conferma del fatto che tale nodo necessiterà di particolari approfondimenti.
3.5. SERVITU' E VINCOLI AEROPORTUALI
I vincoli all'edificazione nell'intorno di un aeroporto sono disciplinati dall'Annesso 14 dell'International Civil Aviation Organization e dalla legge n. 58 del 4/2/1963, che modif1ca gli articoli 714, 715, 716 e 717 del codice della navigazione.
L'Annesso 14 defiinisce lo spazio circostante uno scalo aeroportuale mediante il tracciamento di alcune superfici teoriche, che costituiscono i limiti delle servitù imponibili agli effetti della posizione ed altezza degli ostacoli naturali ed artificiali.
Occorre però specificare che tali "servitù" si limitano ad impedire che le costruzioni o gli ostacoli, nella zona circostante l'aeroporto, superino determinati livelli di altezza, ma non i sono indicazioni sull'uso del suolo possibile.
Le superfici teoriche, dette anche "superfici limite", sono di quattro tipi:
- superficie conica;
- superficie di salita al decollo;
- superficie di avvicinamento;
- superficie di transizione.
La legge 58 del 1963 recepisce tali superfici e limita il sorgere delle costruzioni e le loro relative altezze lungo le traiettorie di volo (tavv. 11, 1 la e llb).
In particolare nelle direzioni di atterraggio dell'aeroporto di Malpensa non possono essere costruiti ostacoli di qualunque altezza a distanza inferiore ai trecento metri dal perimetro dell'aeroporto. Nelle stesse direzioni, alla distanza di trecento metri dal perimetro aeroportuale non possono essere costruiti ostacoli la cui altezza superi di sei metri il livello medio dell'aeroporto; tale limite può essere superato di 1 metro ogni 50 metri di distanza, a condizione che l'ostacolo non superi i 45 metri sul livello medio dell'aeroporto. Nello spazio compreso tra il terzo e il quindicesimo chilometro di distanza dal perimetro dell'aeroporto, il limite di 45 metri di altezza può essere superato di 1 metro ogni 40 metri di distanza. Dopo il quindicesimo chilometro cessa ogni limitazione di altezza. La particolare conformazione orografica dell'area a nord dell'aeroporto di Malpensa fa sì che le colline di Somma Lombardo e Arsago Seprio sporgano al di fuori del piano ostacoli, così come definito dalla legge 58.
Poiché l'applicazione alla lettera delle limitazioni sulle altezze degli ostacoli nelle direzioni di volo avrebbe comportato la completa inedificazione in tali Comuni, la Regione Lombardia ha permesso di operare in deroga a tali vincoli.
Le limitazioni all'uso del suolo circostante lo scalo aeroportuale sono date, invece, dalla definizione delle zone di rispetto ai fini del rumore.
La definizione delle curve di esposizione a! rumore, ai sensi della deliberazione della Giunta Regionale n. 4/3762 del 3/12/85 (vedi parag. 3.3), si traduce, infatti, sul territorio nell'individuazione delle zone di rispetto aeroportuali A, B, e C, i cui confini devono ricadere all'interno delle curve isofoniche.
Le possibilità di utilizzo del territorio compreso nelle zone A, B e C é funzione della vicinanza/lontananza dall'aeroporto; se infatti in zona A (la più vicina all'aeroporto) sono consentite solo le attività agricole, le attività industriali, terziarie e le residenze temporanee purché connesse alla attività aeroportuale, nelle zone C (comprese fra le curve di livello 75 e 77) é consentito ogni uso del suolo compatibile con le prescrizioni urbanistiche vigenti, previo l'utilizzo di opportune misure di insonorizzazione.
I Comuni di Somma Lombardo, Arsago Seprio e Lonate Pozzolo, che risultano i maggiormente interessati dal rumore prodotto dall'aeroporto della Malpensa, hanno recepito le curve isofoniche nei loro strumenti urbanistici ed hanno individuato le relative zone A, B e C. I centri abitati di Somma Lombardo e Arsago Seprio ricadono per la quasi totalità in zona B e C, mentre parte dell'edificato di Lonate Pozzolo é compreso anche in zona A.
Le motivazioni di queste evidenti contraddizioni con la normativa sono causate dalla preesistenza dell'abitato rispetto alla rilevazione delle curve isofoniche; le indicazioni sugli usi del suolo ammessi nelle zone di rispetto aeroportuali vanno perciò tenute presenti nell'individuazione di possibili aree di espansione.
Occorre ricordare che la normativa vigente fa riferimento ad una situazione rilevata nel 1984 e che vi saranno sicuramente nuove e diverse ripercussioni sul territorio nel momento della definizione delle nuove curve isofoniche relative alla situazione a regime di Malpensa 2000 (massimo numero di voli, specializzazione delle piste, nuove rotte che evitino il sorvolo delle aree più densamente abitate).
Attualmente le nuove curve sono in fase di studio (come già detto al parag. 3.3) da parte dell'Istituto Battelle; la SEA provvederà alla loro pubblicazione una volta definito il quadro normativo di riferimento.
I due decreti legislativi (emanati dal Ministero dell'Ambiente, a seguito della Legge Quadro sul rumore) che disciplinano l'attività aeroportuale e definiscono un diverso indice di rilevamento del rumore (LAV), nuovi livelli di riferimento (60, 65, 70) e nuove zone di rispetto, non hanno, infatti, ancora concluso il loro iter procedurale.
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